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Tibet Segreto 2013

Racconto

Tre momenti da ricordare (Giuliana Bencovich)

da "SEGRETO TIBET" coordinato da Giuliana Bencovich

10 Agosto 2013: Le grandi manovre

Il nostro trek è finito, siamo sull'ultimo altopiano.

Sono stati giorni trascorsi su dolci colline tra 5000 e 5400 m dove i viola/azzurri papaveri d'alta quota si mischiano alle stelle alpine ed alle genziane. Giorni popolati di aquile solitarie e branchi di caprette blu, mastini tibetani scatenati e miriadi di yak al pascolo.

Ora, sono le 12, siamo su di una grande costa, sotto di noi uno sperduto paese, e non sappiamo che cosa fare. Siamo venuti a sapere da nomadi di passaggio che nel nostro punto di arrivo, il monastero di Dorje Ling, è in atto una esercitazione militare cinese. La nostra guida è perplessa, manda i due cuochi ad informarsi, ma le risposte sono vaghe, poi telefona, parla con uno dei comandanti che, non sapendo che pesci prendere e non avendo direttive dall'Alto, ci dà il permesso di scendere a patto di non fare foto.

Ed intanto comincia a piovere a tratti, le nebbie salgono ma non riescono a nascondere un bellissimo ghiacciaio pensile che sembra tuffarsi da una vetta su prati verdissimi.

E finalmente li vediamo: i carri armati, i lanciamissili, i bersagli enormi sulla montagna...

Siamo 8 puntini colorati sullo smeraldo dei prati, ben visibili, almeno speriamo di essere ben visibili e che non ci sparino addosso !

Risuonano colpi di cannone, mezzi cingolati enormi risalgono la montagna poco discosti da noi e giù nella valle file di carri armati si incamminano per chissà dove. In mezzo a tutto questo bailamme c'è il monastero, addossato alla roccia, con i sui tetti d'oro ed un certo andirivieni di monachine bordeaux. Sembra un miraggio, una cosa assurda, una visione irreale visto il contesto in cui si trova.

La pioggia diventa un acquazzone violento ed arrivati tra cannoni e mezzi militari di ogni tipo ci rifugiamo nella tenda mensa che fa acqua da tutte le parti. Non c'è possibilità di bagno di nessun tipo e facciamo la pipì sotto le mantelle in mezzo all'accampamento.

Siamo fradici, i bagagli scaricati dagli yak grondano pioggia, ma in un battibaleno i nostri cuochi hanno montato le tende e possiamo finalmente cambiarci e rifugiarci all'asciutto.

Come spesso succede in montagna dopo un po' il tempo migliora e possiamo uscire.

"Mi raccomando niente foto" ci urla la guida che forse non immaginava questa situazione ed ora è piuttosto preoccupata. Niente foto certo, e chi si sognerebbe di fotografare... li vediamo bene dietro alle trincee quelli che ci tengono sotto tiro.

Poi un gruppetto di "osservatori" si avvicina ed attacca discorso in un corretto inglese tutto "elle"... e noi a raccontare che ci piace molto la Cina, di Tibet non si parla e d'altro canto loro lo chiamano Xizang Zizhiqu, e che quest'anno abbiamo deciso di visitare questa zona, in vero un po' primitiva, ma che Loro stanno portando alla modernità. Sorridono soddisfatti e se ne vanno mentre una lunga fila di lanciamissili e carri armati ci passa quasi sulle tende. I guidatori dalle torrette dotati di elmetto e maschera antigas ci salutano sorridendo e ci guardano curiosi.

Ma noi abbiamo sempre problemi di toilette, che non esiste, e non c'è neppure la possibilità di nascondersi da qualche parte.

La mattina dopo il tempo è splendido ed i mezzi partono presto per le esercitazioni di tiro. Mirano verso i grandi tirassegni dipinti sulla collina mentre i cecchini, li vediamo chiaramente anche se cerchiamo di non guardare da quella parte, sono sempre lì e noi siamo sempre nel mirino dei loro fucili.

Visitiamo il monastero dove le monache sono molto incuriosite da Michela, la nostra bambina bionda di 7 anni che riscontra ovunque un grande successo. La chiamano, la fotografano e ci invitano tutti nella grande cucina dove, fuori dagli occhi dei militari, ci chiedono foto e si fanno fotografare con lei.

Passiamo un po' di tempo al monastero, ma alle 12 le nostre macchine sono finalmente arrivate.

Ce ne andremo al più presto, non vediamo l'ora, quando Pier si accorge di non avere più né i passaporti di tutta la famiglia, né i soldi, le carte di credito, i cellulari. Cerchiamo in tutte le borse, negli zainetti, niente. Intanto i militari sono molto nervosi poiché non capiscono che cosa succeda e come mai, nonostante siano arrivati i nostri mezzi, noi siamo sempre qui.

I passaporti, i soldi, dove saranno? Rubati? Persi? Caduti nel fiume ?

Erano nello zaino di Pier !

Poi abbiamo una folgorazione: la cucina delle monache.

Lì è stato aperto lo zaino è lì che dobbiamo cercare. Una delegazione parte per il monastero, gli altri sono sempre sotto tiro, e proprio sotto un divano viene ritrovato tutto il "malloppo".

Solo alle 14.30 riusciamo a partire con grande soddisfazione nostra e dei tiratori scelti.

Passiamo tra accampamenti enormi, hangar, mezzi di tutti i tipi cingolati ed anfibi, cannoni, abbiamo il sospetto che ci sia anche un aeroporto.

Poi improvvisamente non si vede più nulla, la valle ridiventa immensa e disabitata: solo yak, cavalli, rare tende di nomadi.

Finalmente la nostra guida può tirare un sospiro di sollievo.

16 Agosto 2013 - Il funerale celeste

Zhigong Til è un bellissimo monastero arrampicato sulla montagna. E' un luogo particolarmente santo ed uno dei monasteri più usati per i funerali celesti.

Per i funerali i tibetani non possono usare né la sepoltura, il terreno per la maggior parte dell'anno è gelato, né la cremazione, non ci sono alberi ed i pochi che crescono sono troppo preziosi, quindi il cadavere viene portato in un luogo elevato vicino ad un monastero dove i monaci provvedono a fare a pezzi il corpo ed a darlo in pasto agli avvoltoi. Anche le ossa vengono ridotte in briciole ed impastate con tsampa, la farina di orzo tostato. Da molti anni oramai gli stranieri non possono più assistere al funerale celeste. Le autorità cinesi hanno vietato ai non parenti la partecipazione alle funzioni ed alla "distruzione del corpo" del defunto.

Arriviamo al monastero in macchina, mentre dovevamo arrivare a piedi perché c'è una nuova recinzione costruita dai cinesi che non può essere attraversata dagli occidentali. Nel cortile del monastero c'è la stazione di polizia e subito tentano di dirottarci alla guest house del paese sottostante, alloggio molto più confortevole e pulito, a detta loro. La guest house del monastero infatti è veramente brutta e sporca e le toilettes, sarebbe meglio non ci fossero neppure, sono veramente bestiali. Anche il ristorante è sporco e fornisce solo minestra di tagliatelli mattina, mezzogiorno e sera, solo quella. Non si trova neppure una bottiglia di acqua o birra o bibita qualsiasi. Non so perché ma decido di restare lì, non chiedo neppure il parere del gruppo.

Oltre tutto siamo confinati e non ci possiamo muovere: non si può salire verso la montagna poiché alcuni funerali sono in atto ed a noi non è permesso intervenire. Grandi avvoltoi girano in lente volute sopra al monastero, si posano, ripartono, planano, sono attirati sulla cresta della montagna dove si sta ufficiando il rito.

Verso le 15 capiamo perché erano tanto ansiosi che ce ne andassimo, cominciano ad arrivare i nuovi cadaveri per i funerali di domani.

Arrivano con un piccolo drappello di parenti, alcuni in piccole casse quadrate dove il corpo è ripiegato, altri avvolti in coperte, altri fasciati in sciarpe di seta bianca, le sciarpe di preghiera. Alle 18 ci sarà la funzione; parteciperemo, ma c'è il divieto assoluto di fare foto!

All'ora stabilita i monaci escono e si sistemano su cuscini davanti al monastero, le casse ed i cadaveri sono poste al centro del piazzale, dall'altro lato ci sono i parenti. Sono canti e preghiere mentre i parenti offrono doni al monastero in generi (coperte, farina, orzo) ed in denaro.

La scena è di grande serenità: il corpo è solo un involucro che ora non serve più e che tornerà a far parte dell'Universo. Finita la funzione i morti vengono posti sotto al portico del monastero e domani verranno trasportati in alto nel luogo del funerale vero e proprio.

Rimaniamo colpiti dalla compostezza dei gesti, dalla tranquillità della scena, dalla serenità delle persone presenti. La nostra guida ci dice che alcuni dei deceduti erano molto giovani e ciò nonostante nessuno piange o si dispera. Anche i nostri bambini sono silenziosi colpiti da questa situazione anomala, almeno per nostri occhi.

Bene o male ceniamo con la solita minestra, bene o male passiamo la notte nel nostro terribile alloggio.

Alle 7.30 è appena giorno. Dalla finestra vedo passare le bare portate a braccia su per la ripida salita. Un cadavere tutto avvolto in sciarpe candide sta sulla schiena di un parente: è in posizione fetale, schiena contro schiena, ed è sorretto da una semplice corda che passa sulla fronte del portatore. La testa senza vita sballonzola qua e là mentre il parente con passo cadenzato, quasi di corsa, affronta l'erta salita.

Passi leggeri verso il cielo,
nuvole piene di avvoltoi
e poi il silenzio
per sempre

20 Agosto 2013 - Le grotte di Chipu

Samye, il monastero più antico del Tibet, è sempre un posto magico. La sua forma a Mandala è unica ed i suoi dintorni sabbiosi sono un paesaggio inusuale qui tra le montagne.

Ieri l'abbiamo visitato, ma oggi faremo una gita a piedi a Chipu.

Chipu si trova a soli 10 Km da Samye, non è molto frequentato dagli occidentali ma è un luogo tradizionale di pellegrinaggio per i tibetani.

E' sede di un monastero femminile e moltissime sono le monache che scelgono caverne e casette isolate per un periodo di meditazione "totale" completamente fuori dal mondo. Alcune casette sono perfino murate e solo un piccolo passaggio permette, una volta al giorno, l'introduzione di un po' di cibo. Così, isolate da ogni distrazione materiale, possono elevare il loro Spirito e raggiungere, o tentare di raggiungere, l'Illuminazione.

Ieri c'è stata tempesta, ma oggi la giornata è magnifica. Peccato che Daniele oggi stia male, vomito e nausea, ed anche Michela abbia un po' di mal di testa.

Le nostre auto si fermano ben presto, non possiamo raggiungere neppure il monastero; la circolazione è vietata oltre il piazzale e così ci avviamo a piedi.

Capitiamo nel bel mezzo di una funzione; suono di cimbali, tamburi, trombe e canti, bei canti di voci cristalline. Molte le monache giovanissime, il monastero è luminoso, pulito; ci guardano curiose sorridendo, un po' distratte dalla nostra invasione.

Daniele che non si sente ancora bene si accomoda nella accogliente tea house e tutti gli offriranno durante la giornata vari generi di conforto informandosi sulla sua salute.

Con gli altri ci diamo appuntamento nel pomeriggio e, ciascuno con il suo passo, cominciamo a salire verso il Gompa superiore.

Il sentiero serpeggia su per la montagna ripidissimo. A lato rari eremi di monache intervallati da pietre scolpite con Mantra o con il classico OM MANI PADME HUM. Chorten dorati o bianchi spuntano tra il verde dell'ortica gigante e dei cespugli di rosa canina.

A metà strada un piccolo tempio pieno di bollitori solari per l'acqua. Sono specchi riflettenti concavi che convogliano i raggi solari nel fuoco dove è posta la teiera e permettono a chi non ha legna di avere comunque acqua bollente. Le monache sulla porta delle loro casette ci invitano ad entrare e ci offrono il the, the solare così caldo da bruciarci la lingua.

La salita si fa ancora più ripida, ora sono scalinate, e con Manuela decidiamo di fare la scorciatoia assieme ad una famiglia di Lhasa che è venuta qui in pellegrinaggio. Con soddisfazione vediamo che riusciamo a tenere il loro passo, i tempi del mal di montagna sono passati poiché è quasi un mese che non scendiamo sotto i 3500 m. Pietre scolpite, piccoli Chorten, altarini, bruciatori di incenso e ginepro, muri Mani ed una infinità di bandiere di preghiera colorate sfilano davanti ad i nostri occhi e finalmente arriviamo in cima, nella grotta dove meditò Padmasambhava, il Bodhisattva che per primo divulgò il buddismo in Tibet.

Ci offrono l'acqua santa, il piccolo tempio è veneratissimo e dotato di una sorgente miracolosa, ed anche autisti e guida sono con noi per una preghiera ed una benedizione.

Vorremmo salire ancora, arrivare fino alla cima della montagna, ma ortica e rovi fermano la nostra ascesa: non c'è più un vero sentiero.

Una monaca mi invita nella sua cella e mi benedice, un'altra mi sorride e mi offre il the salato con il burro, un'altra ancora mi infila un braccialetto di buon augurio.

Tutte hanno occhi sereni, sorridono, sono contente. Contente di che?

C'è una gran pace qui, con questo cielo cristallino che rende i colori più vivi, una gran serenità fuori dalle brutte cose del mondo ed i cattivi pensieri volano via come i profumati fumi di ginepro che si alzano verso il cielo.

Incantata guardo questo posto così lontano da noi, da noi che abbiamo tutto ma spesso non sappiamo gustare nulla, guardo queste monachelle che vivono di carità, non hanno nulla e sono felici. Felici di che?

Non lo capiremo mai.

"Ho mal di testa, scendiamo?" Michela mi prende per mano... è ora di tornare.

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