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Sudan 2016

Percorso

Sudan
Percorso animato

24-dicembre-2016 Milano – Il Cairo
25-dicembre-2016 Il Cairo - Khartoum
26-dicembre-2016 Khartoum - Omdurman - campo (vicino Al Dabbah)
27-dicembre-2016 campo (vicino Al Dabbah) - Old Dongola - As Sahaba - Oasi
28-dicembre-2016 Oasi - Soleb - Jebel Dosha - Seddeinga - Soleb
29-dicembre-2016 Soleb - Delgo - Sai Island - Selim - Wawa
30-dicembre-2016 Wawa - 3 Cataratta - Sabu - Tombos - campo (vicino Tombos)
31-dicembre-2016 campo (vicino Tombos) - Kerma - Defuffa - Tabo - Kawa - campo (verso Karima)
1-gennaio-2017 campo (verso Karima) - Karima - Jebel Barkal - Karima
2-gennaio-2017 Karima - El Kurru - Nuri - Foresta Pietrificata - Karima
3-gennaio-2017 Karima – Ghazali - Deserto del Bayuda - campo (vicino Atbara)
4-gennaio-2017 campo (vicino Atbara) – Meroe (necropoli e città reale) - campo (vicino Meroe)
5-gennaio-2017 campo (vicino Meroe) – Shendi - Naqa - Musawwarat es-Sufra - campo (vicino Musawwarat es-Sufra)
6-gennaio-2017 campo (vicino Musawwarat es-Sufra) – Cataratta Shabaloka - Omdurman (mercato e dervisci) - Khartoum
7-gennaio-2017 Khartoum
8-gennaio-2017 Khartoum – Il Cairo - Milano




La scheda viaggio di Avventure nel Mondo AnM

Racconto

Nella terra dei faraoni neri (Maria Pia Roccotelli)

Il Sudan è il luogo in cui cultura araba e africana si incontrano, il paese dei faraoni neri, delle piramidi senza venditori di souvenir e turisti, delle case nubiane, dietro le cui porte dipinte, c’è un’ospitalità altrove scomparsa. È il più grande stato dell’Africa, otto volte più vasto dell’Italia e tra i meno densamente popolati: solo 7 abitanti per chilometro quadrato.

Tuttora i luoghi comuni lo dipingono come un posto inospitale, pericoloso e straziato dalla guerra, pieno di desolazione e povertà, tanto che ai più non sfiorerebbe neanche lontanamente l’idea di visitarlo. Se c’è invece un paese ospitale in Africa, questo è proprio il Sudan: l’accoglienza e la gentilezza dei suoi abitanti fa da contorno ad una ricchezza culturale, a una storia millenaria e a un mosaico di tradizioni, tra i più originali dell’Africa.

24-dicembre-2016: Milano – Il Cairo

Ci incontriamo al banco di Avventure per prelevare i documenti di viaggio, la cassa cucina e il pacco viveri e raggiungiamo la fila del check-in che si muove a rilento perché i terminali sono fuori uso.

Al momento di imbarcare la cassa cucina ci accorgiamo che ha un buco sul fondo quindi dobbiamo farla avvolgere con il cellophane. Dopo aver ricevuto le carte di imbarco procediamo a consegnare la cassa all’accettazione bagagli fuori misura.

Il volo parte con un po’ di ritardo, che per fortuna recupera in volo visto che non abbiamo molto tempo per il transito. All’aeroporto del Cairo mi fermano ai controlli di sicurezza perché nella borsa della macchina fotografica ho anche un binocolo che non è consentito portare in cabina, o lo imbarco dentro lo zainetto che ho come bagaglio a mano o me lo sequestrano. Decido di imbarcarlo tenendo le dita incrociate visto che non un lucchetto per chiudere lo zaino e in caso di smarrimento del bagaglio non avrei alcun cambio.

25-dicembre-2016: Il Cairo - Khartoum

Arriviamo a Khartoum con 10 minuti di ritardo, ritiriamo i bagagli e tiriamo un sospiro di sollievo quando realizziamo che sono arrivati tutti, compreso il mio zaino imbarcato al Cairo. Passiamo la dogana senza che ci chiedano di aprire il pacco viveri e finalmente siamo fuori dall’aeroporto dove ci attende l’autista del bus che ci condurrà in hotel insieme al gruppo parallelo al nostro.

Arriviamo in hotel che sono le cinque del mattino alquanto stravolti, depositiamo cassa cucina e pacco viveri dietro il banco della reception, consegniamo al portiere i passaporti e finalmente ci spiaggiamo su un letto, dopo aver recuperato una bottiglietta d’acqua al bar dell’hotel.

Ci ritroviamo per la colazione: il servizio è lentissimo, ma non abbiamo fretta, e pazientemente aspettiamo omelette, pane, formaggino, marmellata e frutta accompagnati da the o caffè.

Museo

Facciamo l’inventario della cassa cucina e del pacco viveri, consegnamo i passaporti per ottenere i permessi e cambiamo gli euro in sterline sudanesi.

Un minibus ci accompagna per il tour della città. La prima tappa è il Museo Archeologico da non perdere. Proprio davanti all’ingresso principale veniamo letteralmente accerchiati da un gruppo di ragazze con il capo velato, che si avvicinano curiose e vogliono socializzare. Dopo qualche scambio di battute ci chiedono di posare con loro per dei selfie, attività che occuperà una buona mezz’ora.

Il museo contiene numerosi oggetti dal periodo preistorico a quello egizio e meroitico. Antiche ceramiche, statue di granito, bassorilievi, sarcofagi, gioielli ritrovati grazie alle numerose spedizioni archeologiche. Al primo piano una splendida collezione di affreschi di tema cristiano recuperati dalla cattedrale di Faras, localizzata nel nord. All’interno del museo siamo nuovamente oggetto di attenzione da parte dei visitatori locali che anche in questo caso ci chiedono di farci fotografare insieme a loro. I templi nella parte esterna del museo sono davvero notevoli, nel museo è possibile fotografare al piano terra, ma è vietato farlo al primo piano.

Ci facciamo portare alla confluenza del Nilo (Al Mogran Family Park) per osservare il punto in cui il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro si incontrano, dove le acque di due diversi colori dovrebbero mescolarsi, ma non riusciamo vedere i due colori.

Il tour della città è un'odissea: il nostro autista non conosce bene le strade, spesso si perde e deve fermarsi per chiedere indicazioni. Raggiungiamo Khalifa house ma mancano 15 minuti alla chiusura e non ci fanno entrare. Ci lasciamo tentare da un ristorante davanti al souq el Arabi dove banchettiamo con di kebab di pollo e felafel annaffiati da una stratosferica spremuta d'arancia.

Dopo pranzo ci facciamo accompagnare al Republican Palace Museum ospitato in un edificio che è stato una chiesa anglicana, interessante più per la sua architettura che per le collezioni in mostra. Rientriamo in hotel per riorganizzare il bagaglio e riposare un po’. Il luculliano pranzo ci ha steso e alla sera non abbiamo appetito, decidiamo quindi di saltare la cena.

Ci limitiamo a fare due passi nei pressi dell’hotel, aggirandoci tra i tavoli disposti lungo la strada occupati da sudanesi, ovviamente tutti maschi, che cenano e ci invitano a sedere con loro, decliniamo gli innumerevoli inviti ma ci concediamo un thè preparato da una donna in uno dei tanti baracchini che affollano gli sconnessi marciapiedi.

26-dicembre-2016: Khartoum - Omdurman - campo (vicino Al Dabbah)
Pozzo

Facciamo colazione con i soliti ritmi africani e recuperati passaporti e permessi finalmente partiamo. La prima tappa è ad Omdurman per i rifornimenti.

Ripartiamo in direzione nord, oggi ci aspetta un lungo trasferimento su strada asfaltata interrotto solo dalla sosta per pranzo presso uno dei tanti punti di ristoro che si incontrano lungo la strada dove sperimentiamo il ful, una zuppa a base di fave.

Attraversiamo il Nilo per accamparci in mezzo alle dune mentre il sole tramonta. La nostra prima cena da campo prevede pasta con sugo alle melanzane. I tempi lunghi per portare a bollore l'acqua per la pasta, a causa del vento, mettono a dura prova la nostra pazienza, ma il risultato è davvero eccellente: la cuoca si è guadagnata l’investitura per l'intera vacanza! Ne offriamo un piatto anche all’autista che sembra apprezzare molto.

Dopo aver rigovernato ci godiamo lo spettacolo della via Lattea sopra la nostra testa in un cielo privo di luna e inquinamento luminoso prima di infilarci nei nostri sacchi a pelo al riparo delle nostre tende mentre il vento è leggermente calato.

27-dicembre-2016: campo (vicino Al Dabbah) - Old Dongola - As Sahaba - Oasi
Old Dongola

Sveglia alle prime luci del mattino, è ancora freddo, l’aria comincia a scaldarsi quando il sole fa capolino da dietro le dune. Un po’ infreddoliti iniziamo il rituale della colazione scaldandoci le mani con le tazze del caffè o del tè, poi smontiamo il campo e partiamo verso Old Dongola da vedere che raggiungiamo in una ventina di minuti.

Il fuoristrada ci scarica davanti alla necropoli islamica all’interno della quale si ergono le qubbe, tombe dalla cupola di fango. Proseguendo in direzione della collina incontriamo i resti di basiliche e monasteri, colonne di granito e capitelli decorati con croci disseminati sulla distesa di sabbia. I nubiani si convertirono al cristianesimo nel VI secolo, ma solo otto secoli dopo i mamelucchi egiziani riuscirono a sottometterli, costringendoli a convertirsi all’Islam. Saliamo sulla collina dove sorge una costruzione massiccia che da monastero fu trasformato nel 1317 in moschea da un re islamico.

Per approvvigionarci di acqua per lavare i piatti ci spingiamo fino ad un villaggio tra le palme, poiché siamo sprovvisti di taniche, che non siamo riusciti a trovare al mercato, riutilizziamo i boccioni vuoti dell’acqua da bere. È ora di colazione per la gente del posto anche se sono le già le undici passate, davanti all’ingresso del negozio antistante la fontana, seduti su alcuni letti (senza materasso), come usa qui in Sudan, alcuni uomini mangiano e ci invitano a condividere il loro pasto. Non ci facciamo pregare e accomodandoci accanto a loro assaporiamo delle ottime melanzane fritte, una specie di purè sempre di melanzane, una salsina piccante il tutto accompagnato dal loro pane preparato alla maniera araba e per concludere l’immancabile thè. Nel negozietto compriamo delle uova e salutiamo ringraziando i nostri ospiti.

La nostra prossima meta si trova sull’altra sponda del Nilo, e per raggiungerla dobbiamo prendere il ferry, che qui si chiama ponton. Giunti all’imbarco veniamo nuovamente invitati a colazione da un gruppetto di uomini seduti sulla riva del fiume, non riusciamo a rifiutare e ci aggreghiamo. Imitando i loro gesti cominciamo a intingere il pane che ci viene offerto, nella pentola in comune contenente una pietanza a base di carne di capra.

Oasi

Di solito il ponton parte solo quando è pieno, ma per la modica cifra di 100 sterline sudanesi ci facciamo traghettare dall’altra parte per risparmiare tempo. Ad As Sahaba consumiamo il pranzo al sacco sulle panchine con una splendida vista sul Nilo. Facciamo una breve visita del villaggio che sembra abbandonato e ci rimettiamo in marcia. L’autista tenta di dissuaderci dall’andare all’oasi affermando che c’è troppo vento, ma noi insistiamo e verso le cinque arriviamo all’Oasi da non perdere.

Piantiamo le tende sotto le palme e sistemiamo la cucina in un posto strategico al riparo dal vento, per limitare l'uso del fornello e ridurre quindi i tempi di praparazione della cena optiamo per uova strapazzate al formaggio e insalata di pomodori e tonno. Accendiamo un falò e restiamo a contemplare le stelle prima di rifugiarci nelle nostre tende per la notte.

28-dicembre-2016: Oasi - Soleb - Jebel Dosha - Seddeinga - Soleb

Facciamo colazione e smontiamo il campo con un po’ di tristezza, perché questo posto è davvero unico e non vorremmo andar via. Dopo circa un’ora di deserto raggiungiamo la strada asfaltata.

Soleb

Il solito intermezzo per il pranzo a base di ful interrompe il nostro trasferimento alle rovine di Soleb da non perdere, il grande tempio di arenaria dedicato ad Amun-Ra, che si erge sulla riva ovest del Nilo. Il luogo è davvero magico anche non è il momento migliore della giornata per visitare il sito con il sole a picco.

Il custode del tempio che abita a poca distanza dal sito funge anche da affittacamere, questa sera potremo sperimentare le famose case nubiane. Le nostre stanze si affacciano su un piccolo disimpegno, dotato di un tavolo di plastica e alcune sedie, dove depositiamo la cassa cucina e che utilizzeremo per cenare.

Dopo aver preso possesso delle stanze riprendiamo l’auto per raggiungere Jebel Dosha interessante, circa 5 km a nord di Soleb sulla riva occidentale del Nilo. L’ingresso alla cappella posto a qualche metro dal livello del sentiero non è agevole: dobbiamo arrampicarci per entrarvi. Le pareti di fondo annerite dal fumo e le tracce di vandalismo testimoniano l’abbandono in cui ha versato per anni questo sito. Raggiungere la stele situata sulla parete rocciosa sprastante è ancora più complicato, ma non impossibile. Infine guadagniamo la cima dell’altura per ammirare il panorama mozzafiato sul Nilo e non possiamo sottrarci alla tentazione di correre giù per la duna per ritornare alla macchina.

La nostra ultima tappa di oggi è il tempio ormai in rovina di Sedeinga interessante, fatto consacrare da Amenofi III alla moglie divinizzata Tiye, del quale resta davvero ben poco, ma la pista nel deserto ci regala scorci davvero singolari.

Rientrati alla nostra casa, approfittando della mite temperatura del pomeriggio, ci inventiamo una doccia utilizzando l’acqua riscaldata sul nostro fornello. Ritorniamo al tempio per goderci lo spettacolo del tramonto.

Preparare la cena al riparo dal vento e cenare seduti ad un tavolo ci sembra un lusso sfrenato!

29-dicembre-2016: Soleb - Delgo - Sai Island - Selim - Wawa
Sai Island

Facciamo colazione, senza dover smontare le tende: una vera pacchia!

Appena fuori dall’abitato intravvediamo degli strani personaggi che brandiscono altrettanto strani strumenti, il nostro autista ci spiega che sono cercatori d’oro e gli strumenti sono metal detector, ci tornano in mente le leggendarie miniere d’oro di re Salomone e della regina di Saba.

Prendiamo ancora una volta il ponton, ci tocca aspettare a lungo prima che arrivi. Nel frattempo socializziamo con la famigliola austriaca che era ospite presso la nostra stessa casa nubiana di Soleb. Il ponton questa volta è stipato di mezzi al punto che siamo bloccati nella nostra jeep dalle altre auto sono letteralmente attaccate alle nostre portiere.

Qubba di Selim

Ci fermiamo a pranzo a Delgo per poi ripartire alla volta di Sai Island interessante, la più grande isola del Nilo. Approdiamo sull’isola dove una breve navigazione su una barchetta, durante la quale cerchiamo di avvistare, senza successo, i coccodrilli. Il barcaiolo la cui conoscenza dell’inglese si limita a pochissime parole ci aiuta a sbarcare e ci accompagna in prossimità degli scavi archeologici. L’intera isola è disseminata di cocci che ci lasciano supporre che svariati insediamenti si siano avvicendati nel tempo in questo luogo. Risaliamo il fiume per circa un chilometro dove troviamo altri ruderi non particolarmente ben conservati. Quando il barcaiolo torna a riprenderci è carico di persone che non hanno potuto utilizzare il ponton perché durante la manovra per imbarcarsi un'auto è finita nel fiume ed il traghetto è bloccato sull’altra riva.

Riprendiamo il fuoristrada e facciamo una sosta alla Qubba di Selim da vedere dove veniamo attorniati da un gruppo di donne nubiane con le quali ci scambiamo selfie comunicando con un rudimentale inglese o a gesti. Poco prima del tramonto raggiungiamo la casa nubiana a Wawa dove pernotteremo. Attrezziamo la nostra cucina nel portico e ci prepariamo un abbondante piatto di spaghetti al pomodoro.

30-dicembre-2016: Wawa - 3 Cataratta - Sabu - Tombos - campo (vicino Tombos)
3 Cataratta

Dopo aver fatto colazione carichiamo tutto in auto e partiamo. Ci fermiamo presso alcuni conoscenti del nostro autista che ci danno un'ulteriore dimostrazione dell'ospitalità nubiana, ci invitano in casa a prendere il the accompagnato da una specie di dolcetti fatti in casa.

A malincuore salutiamo i nostri ospiti e riprendiamo il cammino. Sostiamo per il pranzo come al solito presso una stazione di servizio prima di raggiungere la 3 cataratta da non perdere. Procedendo sulla roccia rossa, dalla quale affiorano prismi basaltici, guadagniamo la cima di una piccola altura dalla quale si domina la cataratta, incastonata tra il verde delle coltivazioni lungo le sponde che contrasta con il deserto che le incalza da vicino. Contrariamente a quanto il pomposo nome cataratta faccia pensare, si tratta di modeste rapide e non di una vera cascata, ma il panorama è davvero magnifico. Ci aggiriamo per una mezz'ora buona tra le rovine del forte ottomano che occupa la cima della collinetta da dove si gode la vista migliore sul fiume.

Qualche chilometro a sud ci arrampichiamo su un costone roccioso che costeggia la pista per osservare le preistoriche incisioni rupestri di Sabu disseminate lungo la parete. La nostra ultima tappa è Tombos interessante, dove sorgeva un'importante cava di granito nella quale si può ammirare la statua del faraone Taharqa, abbandonata da oltre 2700 anni che giace riversa su un fianco, all'epoca della sua realizzazione: forse per un errore, o per un difetto nella pietra, la scultura venne danneggiata e abbandonata sul posto. Il posto è affollato di bambini che usano la statua come scivolo che ovviamente non possiamo esimerci dal fotografare. Oltre il palmeto l'autista ci mostra alcuni massi sui quali sono incise iscrizioni egizie.

Piantiamo il campo nel deserto tra le rocce scure a pochi chilometri da Tombos in una scenografia davvero splendida.

31-dicembre-2016: campo (vicino Tombos) - Kerma - Defuffa - Tabo - Kawa - campo (verso Karima)

Come al solito partiamo quando il sole ha già scaldato un po' l'aria. Rimpinguiamo le provviste di acqua e frutta al mercato di Kerma quindi visitiamo la Defuffa interessante, una scala ci conduce alla terrazza di quello che presumibilmente è stato un tempio per il culto del disco solare per osservare il perimetro delle costruzioni che lo circondavano, visitiamo poi il vicino museo che conserva alcuni reperti molto interessanti.

Visitiamo le rovine del tempio di Tabo, pranziamo con il nostro ful quotidiano prima di partire alla volta di Kawa dove incontriamo il gruppo parallelo al nostro che effettua il giro nell'altro senso. Nonostante sappiamo che per ammirare i bassoriliev1 bisogna scavare nella sabbia i nostri tentativi sono vani e non riusciamo a vedere molto.

Poco prima del tramonto cerchiamo il campo per la notte, c'è davvero molto vento quindi prepariamo una cena fredda per evitare di utilizzare il fornello.

1-gennaio-2017: campo (verso Karima) - Karima - Jebel Barkal - Karima
Jebel Barkal

A colazione scopriamo con piacere che è meno freddo del solito, partiamo con destinazione Karima. Appena arrivati ci concediamo un infuso di carcadè mentre osserviamo la gente in festa per il primo dell’anno. Prendiamo possesso delle nostre stanze presso la casa nubiana e ci dirigiamo al Jebel Barkal da non perdere, dove incontriamo una donna vestita a festa con le mani ed i piedi decorati con l’henne che si sottopone di buon grado ai nostri assalti fotografici. Poco dopo arrivano anche i suoi innumerevoli figli e ci mettiamo a fotografare anche loro.

Visitiamo il tempio di Amon che comincia ad affollarsi di abitanti del posto, oggi è festa e sono tutti in giro, incontriamo anche un signore che suona uno strumento tradizionale a noi sconosciuto. Il custode ci apre la porta del tempio di Mut che alla fioca luce delle torce rivela gli splendidi affreschi su sfondo azzurro che coprono interamente le pareti di questo tempio scavato nella roccia.

Rientriamo per un’agognata doccia presso la nostra casa. Nel tardo pomeriggio ci inerpichiamo, sudando copiosamente, sul Jebel, che è affollato di gente in festa, per ammirare il tramonto, siamo letteralmente assaliti da una folla di giovani ragazzi affamati di selfie.

All’imbrunire ci mescoliamo alla fiumana di gente che rotola lungo i fianchi della montagna fino alla nostra auto che ci riaccompagna a casa. C’è una temperatura gradevole e ceniamo sotto il portico, dove siamo facile preda delle zanzare che per la prima volta si palesano in questa vacanza.

2-gennaio-2017: Karima - El Kurru - Nuri - Foresta Pietrificata - Karima
El Kurru

Facciamo colazione con calma, con il sottofondo del russare del nostro autista che dorme in una delle camere che affacciano sul portico e che non ha alcuna intenzione di svegliarsi. Dopo vari tentativi riusciamo a buttarlo hiù dal letto e a farci portare a El Kurru da non perdere.

Il custode ci apre la porta della prima tomba e attraverso una ripida scalinata ne esploriamo l’interno che è completamente affrescato, la maggior parte delle pitture sono davvero pregevoli e ben conservate, il custode ce le mostra con l’ausilio di una torcia. Chiediamo di visitare anche la seconda tomba, quella contenente la regina sdraiata, ma riceviamo un rifiuto poiché le tombe vengono aperte al pubblico ad anni alterni, proviamo ad insistere lavorando ai fianchi il custode. E infine abbiamo successo, quando il sito si spopola dai turisti entriamo furtivamente nella seconda tomba. Ci costerà un esborso extra di 200 sterline sudanesi sicuramente ben spesi.

Ci facciamo indicare dal nostro autista la casa della donna che esegue i tatuaggi con l’hennè e non resistiamo alla tentazione sottoporci a questa patrica tradizionale benaugurante. La donna munita di un cono di carta riempito da un impasto nero disegna a mano libera sulla pelle delle nostre mani, mentre una torma di bambini si aggira intorno a noi. Una volta essiccato possiamo lavare via l’hennè e ammirare le splendide decorazioni, ci accomiatiamo mentre arriva un gruppo di turisti spagnoli.

Foresta Pietrificata

Raggiungiamo le piramidi di Nuri da vedere che costituiscono la necropoli reale di Napata costruita dal re eretico Taharqa, sono molto compromesse, originariamente erano 53, ma oggi ne restano solo una dozzina. La visita ci ha messo appetito e decidiamo di sostare lungo la strada per un pic-nic. Chiediamo all’autista di portarci alla foresta pietrificata, che però non capisce e ci ritroviamo al sito di Sanam dove all’interno di un recinto si vedono le basi delle colonne di un tempio. Cerchiamo di spiegarci meglio e finalmente ritornando indietro in direzione di El Kurru dopo una deviazione su strada sterrata raggiungiamo la foresta pietrificata da non perdere.

Tutta l’area è disseminata di tronchi fossili che hanno subito il processo di silicizzazione circa 40 milioni di anni fa e si estende per alcune centinaia di miglia all'interno del deserto, facciamo fatica ad immaginare che qui, ove ora regnano solo pietrisco e sabbia, ci fossero un tempo fitte foreste.

Ritorniamo a Kerma per comprare acqua e uova, e sorbire un bicchiere di carcadè in uno dei baracchini lungo la strada prima di trasferirci alle piramidi ai piedi del Jebel Barkal per ammirare il tramonto.

Ritornati alla nostra casa nubiana ci concediamo una sontuosa carbonara per cena.

3-gennaio-2017: Karima – Ghazali - Deserto del Bayuda - campo (vicino Atbara)
Deserto del Bayuda

Prima di partire facciamo un salto alla Islamic Bank per cambiare gli euro dove veniamo accolti da un gentilissimo direttore che ci offre il thè prima di consegnarci il denaro.

Ripartiamo alla volta di Ghazali da vedere, una chiesa-monastero di cristiani copti della quale restano solo i muri perimetrali e quelli degli edifici interni, il pavimento a mosaico della chiesa, alcune colonne, archi e celle dei monaci, un piccolo coro. Davanti alle rovine stazionano un gruppo di bambini ai quali regaliamo alcune magliette.

Ci addentriamo nel deserto del Bayuda da non perdere che offre una serie di scorci davvero spettacolari, ci fermiamo presso un pozzo dal quale alcuni nomadi stanno attingendo acqua per abbeverare pecore, asini e cammelli. Ci fermiamo all'ombra di un'acacia per il pranzo al sacco. Poco dopo ritorniamo sulla strada asfaltata e alla prima stazione l'autista si ferma per pranzo mentre noi ordiniamo un thè..

Quando il sole è già basso ci fermiamo per piantare le tende in un posto molto suggestivo in mezzo tra sabbia e rocce e per cena l'ultima porzione di tortellini.

4-gennaio-2017: campo (vicino Atbara) – Meroe (necropoli e città reale) - campo (vicino Meroe)
Piramidi di Meroe

Dopo una notte tormentata dal vento facciamo colazione e partiamo per Meroe da non perdere dove arriviamo in tarda mattinata. Le piramidi si ergono su lievi rilievi ricoperti di piccole dune di sabbia gialla. Si tratta di due gruppi composti da 40 piramidi che vanno a formare il cosiddetto cimitero nord e il cimitero sud, il più grande agglomerato di piramidi mai conosciuto, alcune perfettamente conservate, svettano con la loro forma aguzza verso il cielo terso in un ambiente particolarmente suggestivo. I danni, ben visibili ad alcune di esse, sono stati inferti dal nostro caro connazionale Ferlini, che ha pure utilizzato la dinamite per trafugare i tesori in esse nascosti.

Le piccole cappelle votive poste di fronte alle piramidi presentano le pareti decorate con bassorilievi che mostrano episodi della vita del Faraone ed immagini delle divinità. A differenza delle piramidi egizie le camere mortuarie non si trovano all’interno della piramide, ma sottoterra, la piramide era semplicemente un monumento funerario.

C'è un gran vento che solleva nuvole di sabbia, ci siamo solo noi e possiamo goderci la magia del luogo, anche se la luce non è certo delle migliori per le foto. Visitiamo prima il cimitero nord e poi quello sud, ci facciamo convincere da alcuni cammellieri che ci assillano a fare un giro in cammello: giusto il tempo di farci immortalare in un paio di foto visto che dura neanche cinque minuti.

Ci facciamo accompagnare a mangiare un ful, poi raggiungiamo la necropoli ovest, alla quale si accede attraverso un varco attraverso la recinzione, ci restiamo solo dieci minuti perché le piramidi sono meno interessanti di quelle appena viste. Andiamo quindi alla Città Reale interessante che è senz’altro meno spettacolare della necropoli, ma merita senz’altro di essere vista. Il custode ci apre quello che doveva essere il bagno turco e ci fornisce alcune spiegazioni in merito.

Piantiamo il campo a ridosso del cimitero sud di Meroe e al tramonto risaliamo la duna per ammirare le piramidi al tramonto, non c’è alcuna recinzione e ci troviamo proprio di fronte alle piramidi a nord, il sito non è più deserto come al mattino e la sabbia sollevata dal vento rende le inquadrature non all’altezza delle aspettative.

Il vento non ci dà tregua per tutta la sera e la cena è complicata, fortunatamente durante la notte cala un po’.

5-gennaio-2017: campo (vicino Meroe) – Shendi - Naqa - Musawwarat es-Sufra - campo (vicino Musawwarat es-Sufra)
Naqa

All’alba risaliamo ancora una volta la duna per tornare ad ammirare le piramidi, la luce è quella giusta e finalmente le foto rendono giustizia a questo gioiello.

Sostiamo allanimatissimo e colorato mercato di Shendi per fare scorta di acqua, uova, banane e cocomero. Ci lasciamo tentare da una bancarella di felafel e ne facciamo una scorpacciata.

Arriviamo all'una passata a Naga da non perdere, la nostra attenzione è subito catturata dal pozzo brulicante di animali, un pastore sta tirando su l’acqua per riempire gli abbeveratoi dove pecore, mucche, asini e cammelli si dissetano, sembra un vero miracolo la presenza dell’acqua in mezzo questa distesa riarsa dal sole. Il chiosco e i templi sono davvero splendidi e ancora una volta siamo completamenti soli durante la visita, solo uno sparuto gruppo di turisti sopraggiunge proprio mentre noi ce ne stiamo andando.

In poco più di mezz’ora arriviamo a Musawsarat es-Sufra da vedere per visitare il grande recinto all’interno del quale si trovano alcune sculture di animali tra cui l’elefante e un museo. A mezzo chilometro di distanza il Tempio del Re Leone da non perdere appare in tutta la sua magnificenza, impreziosito da grandi rilievi all’esterno e da monumentali colonne all’interno dove ovviamente abbondano le rappresentazioni del leone.

A circa un chilometro dal tempio piantiamo le tende per la notte in un posto davvero scenografico in mezzo alle acacie, è caldo, non c’è un filo di vento e possiamo goderci la nostra ultima cena in mezzo alla savana.

Dormiamo solo con la zanzariera della tenda per via del caldo, ma durante la notte il mio materasso gonfiabile si sgonfia, probabilmente forato da spina di acacia, per fortuna è la nostra ultima sera di campeggio!

6-gennaio-2017: campo (vicino Musawwarat es-Sufra) – Cataratta Shabaloka - Omdurman (mercato e dervisci) - Khartoum

Questa mattina partiamo prima del solito su indicazione dell’autista. Raggiungiamo la Cataratta Shabaloka da vedere dove assisitiamo ad una danza tradizionale di un gruppo di giovani. È venerdì e pian piano il luogo comincia ad affollarsi di famiglie in gita. Facciamo un’escursione in barca lungo il Nilo e avvistiamo lungo la sponda alcuni uccelli tessitori e una specie di iguana. Approdiamo in prossimità di una scuola, oggi deserta, che procediamo a visitare.

Quando sbarchiamo veniamo avvicinati da un signore che vuole socializzare e ci presenta la sua famiglia e il gruppo di amici con il quale è in gita, si tratta di un gruppo di docenti universitari di Khartoum.

Naqa

Approfittiamo dei tavoli posizionati sotto una tettoia per pranzare con gli ultimi viveri della nostra cassa cucina e concludiamo ordinando un thè presso uno dei baracchini locali.

Ripartiamo per Omdurman dove arriviamo dopo poco più di due ore, siamo un po’ in ritardo e quindi non possiamo feramrci a lungo al mercato, prima di recarci alla qubba di Sheikh Hammad el Nil dove ogni venerdì al crepuscolo ha luogo la cerimonia dei dervisci danzanti da non perdere, nulla a che vedere con gli spettacoli cui si può assistere in Turchia. Per due ore abbondanti i dervisci cantano e ballano e l’atmosfera è davvero coinvolgente.

Rientriamo al nostro hotel, scarichiamo i nostri bagagli e salutiamo il nostro autista. Dopo una meritata doccia non ci resta che andare a cena.

7-gennaio-2017: Khartoum

Oggi ce la prendiamo con calma ci muoviamo a piedi un po’ improvvisando, cerchiamo il museo etnografico ma è chiuso, decidiamo quindi di andare a dare uno sguardo all’università. Un discreto languore ci costringe a fermarci presso un chiosco che prepara panini imbottiti di felafel, patate fritte e una specie di formaggio. Accanto ce n’è un altro che prepara ottimi succhi, optiamo per uno di mango con l’ausilio della traduzione di un avventore che, a ulteriore riprova dell'ospitalità sudanese, ci offre il succo.

L’università è piena di ragazzi, e ce ne restiamo seduti sulle panchine in mezzo al parco osservandone i movimenti mentre sorbiamo un bicchiere di thè preparato da una delle donne che offrono questo servizio. Mentre torniamo indietro ci intrufoliamo nello yacht club per un ultimo sguardo al Nilo.

Andiamo a cena e riposiamo per qualche ora visto che dobbiamo essere in aeroporto in piena notte.

8-gennaio-2017: Khartoum – Il Cairo - Milano

Facciamo scalo al Cairo, abbiamo parecchie ore di sosta che trascorriamo rievocando i momenti salienti del viaggio. Infine il volo per Milano e gli addii all'aeroporto con la promessa di rivederci presto.

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Sudan Gallery

Nubia Sudan

Una terra millenaria di antiche case nubiane dalle porte dipinte, tesori archeologici, culla dei faraoni neri, testimonianza di antichi regni passati.

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Nubia Sudan

Un viaggio che permette di visitare un paese poco conosciuto, ai primordi del turismo, ma di straordinario interesse.

Il Nord Sudan è un mondo a parte, un regione tranquilla abitata da una popolazione ospitale e aperta. Il viaggio ha il Nilo come filo conduttore e lungo il quale sono ubicati gli sconosciuti siti archeologici del Nord, e quelli più noti e dichiarati siti Unesco come il sito del Jebel Barkal, le tombe di El Kurru, e quelli del periodo meroitico con le piramidi di Meroe e i templi di Naga e di Musawwarat es Sufra.

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Risorse

Sudan (Lonely Planet)