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Namibia 2010

Percorso

Namibia

Percorso animato

8-agosto-2010 Milano/Roma - Francoforte- Windhoek
9-agosto-2010 Windhoek - Keetmanshoop - Koberboom Forest
10-agosto-2010 Koberboom Forest – Giant’s Playground – Fish River Canyon – Hobas
11-agosto-2010 Hobas – Garub Plain – Kolmanskop - Lüderitz
12-agosto-2010 Lüderitz –Shark Island – penisola di Luderitz (Second Lagoon, Diaz Point, Halifax Point) – Lüderitz
13-agosto-2010 Lüderitz – Aus – Sesriem Canyon – Duna di Elim - Sesriem
14-agosto-2010 Sesriem – Duna 45 – Dead Vlei – Sossusvlei – Sesriem
15-agosto-2010 Sesriem – Solitaire – Cape Cross – Henties Bay – Swakopmund
16-agosto-2010 Swakopmund – Sandwich Harbour – Swakopmund
17-agosto-2010 Swakopmund – Welwitschia Drive e Moon Landscape – Spitzkoppe
18-agosto-2010 Spitzkoppe – Bushmen Paradise – Brandberg - Twyfelfontein
19-agosto-2010 Twyfelfontein – Purros
20-agosto-2010 Purros – Villaggio Himba
21-agosto-2010 Villaggio Himba - Epupa Falls
22-agosto-2010 Epupa Falls - Ruacana
23-agosto-2010 Ruacana - Etosha Park (Namutoni)
24-agosto-2010 Etosha Park (Halali)
25-agosto-2010 Etosha Park (Okaukuejo)
26-agosto-2010 Etosha Park (Okaukuejo) – Waterberg Plateau
27-agosto-2010 Waterberg Plateau – Okahandja – Windhoek
28-agosto-2010 Windhoek - Francoforte
29-agosto-2010 Francoforte – Roma/Milano

La scheda viaggio di Avventure nel Mondo AnM

Racconto

Tutti i colori del deserto (di Maria Pia Roccotelli)

La Namibia è uno dei paesi più sorprendenti dell’Africa Australe capace di stupire ed impressionare, qui si percepisce il senso della vastità e dell’infinito: un viaggio dello spirito attraverso paesaggi sconfinati.

L’asprezza del suo territorio, nel corso di milioni di anni, ha costretto flora e fauna a mettere in atto incredibili strategie di sopravvivenza. Viaggiando per il Paese, oltre a scoprire le diversità del territorio, si viene in contatto con la staordianria e ricca mescolanza di gruppi etnici e tribali.

Il deserto del Namib: uno squarcio arancione in mezzo al nulla, un richiamo ancestrale, una risonanza dell’anima.

La Skeleton Coast: l’arroganza di una striscia di sabbia su cui si sono arenate centinaia di navi e infranti sogni di uomini.

Le donne Himba, le più belle del mondo, gambe lunghe e seni turgidi spalmati d’ocra.

E poi, l’Etosha: un deserto bianco di sale punteggiato da rare pozze fangose presso le quali ogni giorno centinaia di animali perpetuano la loro battaglia per la vita e la morte.

8-agosto-2010: Milano/Roma - Francoforte- Windhoek

Partiamo da Roma e Milano e convergiamo a Francoforte da dove prenderemo il nostro volo per Windhoek. Ci incontriamo tutti al gate dove cominciamo a familiarizzare. Procediamo con la suddivisione dei ruoli, fondamentale per la buona riuscita del viaggio: gli autisti, due per ogni fuoristrada, due cambusiere, che si occuperanno di tenere sotto controllo le provviste e la cassiera, figura mitologica senza la quale la nostra avventura non può iniziare.

Illustro l’itinerario che abbiamo già concordato nel fitto scambio di mail prima della partenza, procedo con le dovute raccomandazioni sulla prudenza alla guida e concludo con la scaletta delle cose da fare il giorno successivo: il ritiro delle auto, il cambio, l'acquisto schede telefoniche, il noleggio dell’attrezzatura da campeggio, la spesa... e non avremo molto tempo!

9-agosto-2010: Windhoek - Keetmanshoop - Koberboom Forest
Koberboom Forest

Atterriamo in anticipo e recuperiamo rapidamente il bagaglio, e mentre i sei autisti provvedono alle formalità per il noleggio delle auto, cambiamo gli euro, ci procuriamo alcune sim locali e tre mappe della Namibia, una per ogni automobile.

Ritiriamo le auto dopo aver controllato che tutto sia a posto, in 45 minuti siamo a Windhoek dove provvediamo a tutte le questioni organizzative che completiamo alle 11.30. Dobbiamo fare molti chilometri per raggiungere la nostra prima tappa, per fortuna si tratta di strada asfaltata, fondamentale per familiarizzare con le auto e con la guida a sinistra.

Ed eccoci finalmente sulle strade della Namibia a bordo dei nostri fuoristrada che saranno fedeli compagni durante queste tre settimane on the road. Giunti al tropico del Capricorno non possiamo esimerci dal fare una sosta per le foto di rito sotto al cartello.

Arriviamo al nostro camp presso la Gariganus Farm che è già buio e ci tocca anche piantare le tende. Si è alzato il vento e durante le operazioni di montaggio una tenda viene spazzata via sicchè dobbiamo ricorrerla per tutto il campo: una scena alquanto comica. La temperatura si è abbassata e ci ritroviamo tutti imbaccuccati nella zona che abbiamo attrezzato come cucina da campo per la nostra prima cena namibiana. Il vento raffredda la pentola sul fornello e l'acqua fa fatica ad arrivare ad ebollizione per cuocere la pasta, in qualche modo riusciamo a farcela, ma possiamo migliorare. Durante la notte il vento non ci darà tregua e mentre ci imbozzoliamo nei nostri sacchi a pelo ci chiediamo se siamo adeguatamente equipaggiati.

10-agosto-2010: Koberboom Forest – Giant’s Playground – Fish River Canyon – Hobas
Giant’s Playground

Il tiepido e avvolgente sole dell'alba ci fa dimenticare il freddo patito durante la notte. Ci addentriamo nella Koberboom Forestda non perdere. la foresta degli alberi faretra il cui nome scientifico è Aloe dichotoma. Gli alberi così chiamati perchè la parte superiore del ramo veniva tagliato dai boscimani e, una volta facilmente scavato all'interno, utilizzato come faretra per le frecce usate per la caccia punteggiano tutta l'area circostante e protendono i loro rami a ventaglio verso l'alto, simili a braccia innalzate in preghiera verso il sole. Il luogo è veramente suggestivo e la luce a quest’ora del mattino lo rende quasi magico.

L'eccentrico proprietario della Gariganus Farm ci introduce in un recinto all'interno del quale vivono alcuni ghepardi da non perdere in cattività, al suo richiamo uno di questi si avvicina indisturbato, seguiamo alla lettera le sue raccomandazioni (togliersi gli occhiali da sole e non arrivargli alle spalle) e incredibilmente riusciamo accarezzare questo enorme gattone! Restiamo rapiti dalle eleganti movenze di questo felino dal corpo slanciato capace di correre come il vento raggiungendo i 100 chilometri all'ora.

Visitiamo il Giant's Playground da vedere, un bizzarro giardino di roccia naturale formatosi 170 milioni di anni fa a causa dell'intrusione di materiale igneo nei sedimenti sottostanti. Deve il suo nome al fatto che gli enormi massi di pietre sembrano essere stati messi lì da giganti durante i loro giochi.

Fish River Canyon

Maciniamo chilometri su chilometri alla volta del Fish River Canyon da non perdere, dove arriaviamo nel primo pomeriggio e dopo aver montato il campo ci dedichiamo all'eplorazione del luogo. Arrivati al belvedere principale il canyon si rivela in tutta la sua grandiosità. Secondo per dimensioni solo al più famoso Grand Canyon si estende per circa 160 km, con una profondità che in alcuni punti supera i 500 metri. Ebbe origine da un movimento tellurico e ulteriormente modellato da fenomeni erosivi nei 650 milioni di anni successivi, oggi, il fiume è secco per gran parte dell'anno. Sulla cresta delle pareti del canyon possiamo osservate parecchi esemplari della velenosissima Euforbia. Al tramonto scorci suggestivi e spazi sconfinati come in una tavolozza di sfumature pastello si offrono al nostro sguardo.

11-agosto-2010: Hobas – Garub Plain – Kolmanskop - Lüderitz
Kolmanskop

Arrivati al cartello di Garub interessante, il cui nome significa "il luogo che non esiste", svoltiamo e dopo circa 1 km e mezzo di sterrato ci troviamo in mezzo ad una ventosissima radura dove è possibile avvistare i leggendari cavalli selvaggi della Namibia, gli unici cavalli selvaggi dell'Africa australe. Incontriamo i primi cavalli lungo la strada che conduce all’abbeverata che è piena di orici, struzzi e ovviamente cavalli, approfittiamo della sosta per il pranzo al sacco.

La strada si dipana attraverso le prime dune di sabbia dorata per condurci a Luderitz. In mezzo alle sabbie del deserto e costantemente battuta dal vento c'è l'ex città mineraria di Kolmanskop da vedere: una vera e propria città fantasma. Fondata attorno al 1920 a seguito del ritrovamento di diamanti, crebbe rapidamente fino a diventare un importante centro della zona per essere poi completamente abbandonata nel 1956. La sabbia del deserto si sta lentamente impadronendo di Kolmanskop: ha invaso alcune case entrando dalle finestre, sbarrando le porte, sfondando i tetti e cancellando le tracce del glorioso passato.

12-agosto-2010: Lüderitz – Shark Island – penisola di Luderitz (Second Lagoon, Diaz Point, Halifax Point) – Lüderitz
Diaz Point

Luderitz interessante è chiamata la Monaco del deserto per la sua architettura tipicamente bavarese. Percorrendo una strada sterrata ci troviamo ben presto fuori dalla città in direzione della penisola di Luderitz da vedere; appena fuori dall'abitato, avvistiamo i primi fenicotteri, a mollo nelle acque basse e gelide della baia. La strada sterrata si snoda fra il deserto, da una parte, e la zona diamantifera con i suoi minacciosi cartelli di divieto di transito, dall'altra, in un paesaggio lunare.

A Diaz Point una passerella congiunge la terra ferma ad uno scoglio dal quale si possono osservare i leoni marini intenti nei loro giochi acquatici. Qui si possono osservare molte specie endemiche di uccelli acquatici compresa la sterna del Damara. A bordo del Sedina, un veliero a motore, navighiamo alla volta di Halifax Point da vedere per osservare da vicino la numerosa colonia di pinguini tanto goffi sulla terraferma quanto rapidi in acqua. Nessun avvistamento di delfini o balene purtroppo, ci consoleremo con un aperitivo al porto, con lo sfondo di uno spettacolare tramonto, prima di cena.

13-agosto-2010: Lüderitz – Aus – Sesriem Canyon – Duna di Elim - Sesriem
Duna di Elim

Anche oggi dobbiamo percorrere molti chilometri e visto che l'autoradio è muta siamo allietati dalle canzoni stonate di uno dei compagni di viaggio mentre fuori dal finestrino avvistiamo ogni sorta di animali: respiriamo l'Africa. Finalmente arriviamo a Sesriem Canyon da vedere. Il canyon è lungo circa un chilometro e profondo fino a 30 m. Il fiume Tsauchab, asciutto per gran parte dell'anno, lo ha scavato nella roccia sedimentaria nell'arco di un periodo di circa 15 milioni di anni. In afrikaans, "Sesriem" significa "sei cinghie", e deriva dal fatto che i primi coloni dovevano usare un sistema di sei corregge per estrarre l'acqua dal fondo della gola.

La duna di Elim da vedere è la scenografia perfetta per godersi un tramonto dai colori intensi a fine giornata: la salita è alquanto faticosa e arriviamo in cima che il sole è già basso sull’orizzonte e la luce calda rende ancora più rossa la sabbia del Namib. Quando torniamo a valle è già quasi buio.

14-agosto-2010: Sesriem – Duna 45 – Dead Vlei – Sossusvlei – Sesriem

L'alba sulla Duna 45 da non perdere val bene una levataccia alle 5 del mattino anche se non siamo gli unici ad averlo fatto... Le dune di sabbia rossa catturano lo sguardo, questa è la distesa di sabbia più antica della terra: il deserto del Namib. Arriviamo in cima proprio nel momento in cui il sole comincia a spuntare da dietro le dune, mentre all’orizzonte si levano alcune mongolfiere colorate.

Dead Vlei

Non senza qualche insabbiamento raggiungiamo in fuoristrada l'ultimo parcheggio a Sossusvlei. Sono soltanto le nove del mattina ed è già molto caldo. Equipaggiati di cappellino, acqua e macchina fotografica ci arrampichiamo sulla cresta delle dune verso Dead Vlei, la salita è faticosa e il sole implacabile. Arrivati in cima alla duna la vediamo: Dead Vlei da non perdere, il suolo di sabbia bianca e le sagome spettrali degli alberi scheletrici. In passato Dead Vlei era un'oasi di acacie, finchè il fiume che la alimentava mutò il proprio corso in seguito al movimento delle dune e con il passare del tempo gli alberi morti hanno assunto il caratteristico colore scuro.

Scendiamo dalla duna correndo Arrivati in fondo alla discesa di fronte a noi il paesaggio forse più noto di tutta la Namibia: il pan di un bianco accecante sul quale si stagliano gli scheletri scuri degli alberi e sullo sfondo le morbide dune di sabbia rossa. Sono solo le 11 del mattino ma abbiamo l’impressione di evaporare e a malincuore lasciamo questo posto incantato.

Ci concediamo una piccola siesta all'ombra di un'acacia prima di raggiungere a piedi Sossusvlei da non perdere, ma il caldo è veramente insopportabile ed elemosiniamo un passaggio fino alle nostre auto all'autista della navetta del parco. Il ritorno si rivela molto più avventuroso dell'andata, per errore prendiamo una pista seondaria e due delle tre auto si insabbiano e dobbiamo affidarci all'intervento degli uomini del parco per farci tirare fuori.

15-agosto-2010: Sesriem – Solitaire – Cape Cross – Henties Bay – Swakopmund

Partiamo prestissimo anche questa mattina e dobbiamo svegliare il custode per farci aprire il cancello. Incontriamo le dune pietrificate sulla strada per Solitaire interessante dove arriviamo giusto in tempo per la meritata colazione con la famosissima torta di mele. Ci aggiriamo tra gli scheletri delle auto d'epoca disseminati nel giardino della pasticceria per immortalarle nella soffusa luce mattutina.

Cape Cross

Poi di nuovo a bordo in direzione Swakopmund. A 70 km da Swakopmund la famosa colonia di foche di Cape Cross da vedere: decine di migliaia di esemplari ammassati sulla spiaggia e nel mare antistante. Un odore nauseabondo dovuto anche alla presenza di carogne all'interno della colonia: un colpo d'occhio davvero memorabile. Le onde si infrangono sulla spiaggia e le foche le rincorrono per tuffarsi in mare: sembrano divertirsi un mondo. Le altre sonnecchiano pigre una addossata all'altra, pare che dormire sia lo sport preferito di questi animali. Prima di rientrare ai nostri bungalow facciamo una sosta tecnica ad Henties Bay per far benzina (siamo in riserva!) e fare la spesa.

16-agosto-2010: Swakopmund – Sandwich Harbour – Swakopmund
Sandwich Harbour

Dopo aver acquistato i premessi per l'accesso al parco ci rechiamo all'appuntamento a Walwis Bay con Andrew (la nostra guida per le dune di Sandwich Harbour) che si presenta dicendo: “My first name is Andrew, my second name is Adrenalina!!!”, frase che diventerà il tormentone di tutta la vacanza. Ci da alcune istruzioni per la guida sulle dune: la prima cosa da fare è sgonfiare le gomme ad una pressione di 1 bar. Partiamo costeggiando la baia affollata dai fenicotteri, poi finalmente le dune. Ci porta in un luogo che lui chiama nursery per i primi esercizi di guida sulla sabbia, salite e discese da brivido almeno per dei neofiti come noi.

Collezioniamo una lunga serie di insabbiamenti e quando ciò accade dobbiamo scendere a spingere le auto. Andrew è costernato per le nostre prestazioni, deve persino mettersi alla guida di uno dei nostri mezzi per liberarlo dalla sabbia. Percorriamo una striscia di sabbia stretta tra le dune e il mare, finché l’orizzonte si apre sulla laguna di Sandwich Harbour da non perdere: il paesaggio è dominato da enormi dune di sabbia grigiastra: sono le dune "giovani", dove i minerali di ferro non si sono ancora ossidati. Possiamo restare solo mezz’ora, prima che si alzi la marea dobbiamo rientrare. Arranchiamo sulla duna dietro la laguna per fotografare dall’alto lo splendido paesaggio, mentre sciacalli e fenicotteri si aggirano indisturbati. Purtroppo il tempo è scaduto e bisogna tornare! Andrew tiene fede alla sua promessa e al ritorno non ci risparmia un'adrenalinica cavalcata sulle dune. A fine tour, comunque, ci saremo guadagnati il titolo di peggiori autisti della stagione.

In volo sul Namib

Sollevato per averci riportato indietro sani e salvi, Andrew ci saluta. Alla vicina stazione di servizio gonfiamo le gomme e via verso un'altra emozionante esperienza: il volo sul deserto del Namib da non perdere. Iniziamo sorvolando il Kuyseb Canyon: il pilota si prodiga in virate estreme per consentirci di ammirare il panorama sotto di noi al punto che ci pare di poter toccare con la mano le pareti di roccia. Ci lanciamo all'inseguimento delle dune sinuose di sabbia dai colori cangianti, da quest'altezza riusciamo a farci un'idea dell'immensità di questo deserto di cui non riusciamo a scorgere i confini. Scorgiamo sotto di noi l'inconfondibile sagoma di Dead Vlei e poi via verso l'oceano l'Atlantico.

Ci tuffiamo nella nebbia che qui è un fenomeno comune nonostante le precipitazioni siano molto rare. La corrente fredda del Benguela che lambisce le coste a contatto con le masse d'aria calda provoca il condensarsi delle nebbie per quasi tutto l'anno. Questa umidità è fondamentale per la sopravvivenza della flora e della fauna del Namib. Il nostro pilota non ci risparmia un entusiasmante passaggio radente sul mare.

17-agosto-2010: Swakopmund – Welwitschia Drive e Moon Landscape – Spitzkoppe
Welwitschia

Al mattino avvolti da una fitta nebbia ci mettiamo in marcia alla volta del Moon Landscape da vedere dal quale si gode di una splendida veduta sulle colline modellate da fenomeni erosivi, in questa valle il fiume Swakop ha creato uno spettacolare paesaggio lunare. La nebbia comincia a diradare e il paesaggio è surreale. Ma l'attrazione principale di questa escursione è un'eccezionale pianta: la Weltwitschia mirabilis, una conifera nana. Il nome locale significa “le due foglie non possono morire”. E’ una delle meraviglie della natura: una delle piante più antiche della terra, che si alimenta con l’umidità del mattino e con i liquidi del sottosuolo. Possiede solo due foglie che si trovano ai lati opposti del breve gambo e strisciano sul terreno avvolgendosi su sé stesse e continuano a crescere per tutta la vita della pianta; con il passare del tempo le foglie si spaccano e si separano.

Vi è un esemplare: la Welwitschia gigante da non perdere del quale è stata calcolata un’età superiore ai 1500 anni, un vero e proprio “fossile vivente”!

La prossima meta è lo Spitzkoppe da non perdere chiamato anche "Cervino della Namibia", per la caratteristica forma appuntita che ricorda la celebre vetta di casa nostra, che si staglia dalla piana sottostante con un altitudine di circa 1800 metri. Situato in una zona piatta con l’orizzonte che volge all’ infinito, le sue montagne si alzano dalla sabbia come isole e si possono vedere da molto lontano.

Spitzkoppe

Il luogo è stupendo con formazioni di roccia rossa dalle forme morbide che al tramonto si infuocano. Ci sono tante specie di uccelli compresi i coloratissimi pappagallini, un esemplare di maschio di lucertola del Damaraland dalla sgargiante livrea arancio e blu elettrico si concede alla mia macchina fotografica mentre le procavie scorrazzano tra i cespugli. Alcuni addetti del campeggio ci mostrano un pitone appena catturato e cercano di tranquillizzarci affermando che di norma si tengono lontani dalle tende, speriamo sia vero! Il campeggio è davvero spartano e non c’è acqua corrente, ma solo una grossa cisterna, perciò decidiamo di cenare al ristorante del campeggio per risparmiarci di lavare i piatti dopo cena.

18-agosto-2010: Spitzkoppe – Bushmen Paradise – Brandberg - Twyfelfontein
Spitzkoppe

Al mattino presto la guida ci conduce al Bushman Paradise da vedere, un luogo “magico” attraverso cui si snoda la nostra passeggiata attraverso la storia del luogo, della fauna e della flora locali. Prima di condurci all’accesso del sentiero ci illustra la visita e pronuncia alcune frasi in lingua damara tutta piena di schiocchi della lingua che tutti noi proviamo ad imitare con risultati. L'attacco del sentiero è molto ripido e bisogna aggrapparsi ad una catena per salire. Raggiungiamo una parete di roccia sulla quale gli antichi cacciatori del posto hanno tracciato una specie di mappa del territorio disseminata di sagome di animali. Alla fine dell'escursione non possiamo sottrarci alla foto di gruppo sotto l'arco di roccia più fotografato dello Spitzkoppe.

Arriviamo nella zona del Brandberg da vedere nel Damaraland, sede di alcuni importanti siti archeologici in cui sono stati rinvenuti graffiti databili a oltre 2000 anni fa, opera del popolo San, i cosiddetti Boscimani. Il graffito più celebre è il gruppo della Dama Bianca, si ritiene che rappresenti una danza rituale, e che la figura predominante - la "Dama" - sia in realtà uno sciamano. Proseguiamo il nostro viaggio e lungo la strada facciamo i primi incontri con gli himba.

19-agosto-2010: Twyfelfontein – Purros
Kudu

Tanto per cambiare sveglia presto per andare alle Organ Pipes interessante, formazioni basaltiche che ricordano le canne di un organo, e alle pitture rupestri di Twyfelfontein da vedere, uno dei siti di arte rupestre più ricchi dell’Africa australe. Gli archeologi hanno rinvenuto più di 2500 tra pitture ed incisioni, le più antiche hanno diverse migliaia di anni. Qui si trova rappresentato il rapporto dell'uomo con la natura: rappresentazioni stilizzate di uomini intenti nella caccia e di animali della savana come elefanti, rinoceronti, leoni, elefanti…; ma anche figure curiose come la figura di un leone con una lunga coda terminante con l’impronta della zampa dell’animale stesso.

Al termine della visita ci aspetta un lungo trasferimento per Purros, la strada è disagevole ma lungo la strada incontriamo tanti animali: è decisamente il luogo più selvaggio visto finora in Namibia. Facciamo una sosta per il pranzo a Warmquelle dove riusciamo a comperare del pane ancora caldo e birra fresca che consumiamo sotto gli occhi di alcuni abitanti del luogo ai quali offriamo biscotti e birra.

I nostri fuoristrada corrono veloci attraverso le colline sassose ricoperte da cespugli ingialliti dal sole e dalla siccità, sollevando una nube di polvere che penetra e si deposita ovunque e arriviamo a Purros da non perdere quasi al tramonto, il campeggio è un po’ fuori il villaggio ed è gestito dalla comunità locale. Piantiamo le tende sotto un enorme albero in mezzo al nulla, il bagno è addossato ad un albero e protetto da stuoie di canne e non impedirà ad un elefante di esplorarlo con la sua proboscide mentre uno dei nostri si lava i denti.

20-agosto-2010: Purros – Villaggio Himba
Elefante

Ci alziamo che è ancora completamente buio per prepararci al game drive alla ricerca degli elefanti. Sul tragitto per il bagno ci imbattiamo in un elefante che intravvediamo nella fioca luce delle nostre torce frontali, ci esibiamo in una ritirata precipitosa verso le nostre tende. Restiamo per un po' in silenzio poi il fascio di una torcia illumina davanti a noi l'elefante che indisturbato sta mangiando dall'albero che dista non più di trenta metri dalle nostre tende. Comincia a schiarire, ci raggiunge la nostra guida e intanto gli elefanti sono diventati due e non hanno nessuna intenzione di andarsene.

Ce la svignamo senza fare rumore con le nostre macchine per andare alla ricerca dei leoni. Seguiamo una pista che risale il letto del fiume quasi asciutto, lo scenario è splendido, il terreno difficile, dobbiamo guadare molte volte, in alcuni tratti la pista diventa sabbiosa e le auto rischiano di arenarsi. Ogni tanto le guide scendono dalle auto per cercare le tracce, finchè vediamo degli uccelli che banchettano sulla carcasse di un orice ucciso da poco quasi certamente dai leoni. Avanziamo ancora un po' ma poi invertiamo la marcia e ci accorgiamo che la carcassa è scomparsa, qualcuno deve averla portata via: probabilmente i leoni e la ricerca diventa frenetica.

La macchina che apre la colonna supera indenne una salita sabbiosa, una delle nostre la segue senza problemi, ma quando arriva il nostro turno ci insabbiamo, e siamo costretti a scendere per spingere, anche se sappiamo che il leone potrebbe essere nei paraggi non abbiamo scelta. Finalmente la nostra auto riparte ma non possiamo raggiungerla a piedi esponendoci al rischio di incontrare il leone, perciò ci stipiamo nell'ultima macchina rimasta. Subito dopo un'altra auto si insabbia: con tutta la confusione che abbiamo fatto il leone è andato sicuramente via e rinunciamo.

Himba

La nostra guida si offre di condurci presso un villaggio himba dove possiamo piantare le nostre tende e passarci la notte. Lungo il tragitto vediamo molti animali: gazzelle, orici, giraffe. Compriamo doni da offrire agli himba (farina, olio, caramelle, zucchero). Al villaggio veniamo accolti dal capo villaggio, montiamo le tende vicino al recinto delle capre e l’odore si sente!!! Le donne vestono solo un gonnellino di pelle di capra, sul capo un fiocco di morbida pelle sta a significare il loro stato di spose, sul dorso portano i bambini sorretti da un triangolo sempre di pelle annodato tra i seni.

Le più giovani sono belle ed hanno fascino, il corpo snello è ricoperto da una impasto di burro ed ocra, profumato con essenze selvatiche che le protegge dagli insetti e dal sole e le fa apparire di un bel colore nero ramato, questo odore d’ora in avanti lo riconosceremo lontano un miglio. La moglie del capo villaggio ci darà una dimostrazione di come si prepara a utilizzando ocra, burro e cenere, proveremo a ungerci il braccio: incredibile come la pelle diventa vellutata, ma che fatica lavare via il rosso dell’ocra!

21-agosto-2010: Villaggio Himba - Opuwo - Epupa Falls
Epupa Falls

Facciamo tappa ad Opuwo per i rifornimenti prima di dirigerci alle Epupa Falls da vedere. E’ molto caldo e la piazzola che ci hanno assegnato assolata, perciò rimandiamo il montaggio del campo e ci incamminiamo verso le cascate che distano pochi minuti dal campeggio e dopo averle abbondantemente fotografate ci trasferiamo in una pozza dove i locali fanno il bagno. Dapprima ci leviamo le scarpe e lasciamo che l’acqua che scorre ci massaggi i piedi, poi seguendo l’esempio dei bimbi ci spogliamo e ci immergiamo per rinfrescarci godendoci questo idromassaggio naturale, mentre i bambini ci coinvolgono nei loro giochi nell’acqua.

22-agosto-2010: Epupa Falls - Ruacana
Himba

Ci prepariamo per il Crocodile Trail interessante: il percorso è molto bello anche se non avvisteremo alcun coccodrillo, ma solo pappagallini e scimmie ed una famigliola di Himba provenienti dall'Angola accampati sotto un albero. La pista per Ruacana è parecchio accidentata e arriviamo a destinazione nel primissimo pomeriggio, in un gruppetto decidiamo di avventurarci giù per il fiume Kunene da vedere, che segna il confine con l'Angola, a bordo di canoe gonfiabili. L'unica fauna che vedremo sono due piccoli coccodrilli tuffarsi in acqua poco dopo la partenza. Sbarchiamo proprio davanti al ristorante del campeggio con qualche rovinosa scivolata in acqua, ci siamo comunque meritati un aperitivo sulla panoramica terrazza dalla quale ci godiamo il tramonto sul fiume.

A cena qualcuno vuole cimentarsi con la preparazione della pasta alla carbonara ma siamo sprovvisti di pepe, dopo un vano tentativo di acquistarlo presso la cucina del ristorante, dei moderni Robin Hood procederanno al furto su commissione del pepe dalle pepiere disposte sui tavoli del ristorante: è per una buona causa!

23-agosto-2010: Ruacana - Etosha Park (Namutoni)
Zebre

La strada verso le cascate è alquanto impegnativa ma gli scorci sul Kunene sono molto belli. La portata d'acqua in questa stagione è alquanto ridotta ma si intuisce che nella stagione delle piogge le cascate devono essere imponenti.

La strada per l’Etosha è asfaltata ma sembra non finire mai e varchiamo il cancello del parco nel primo pomeriggio. Subito dopo l’ingresso cominciamo a vedere zebre e gnu e branchi di gazzelle. Intravvediamo in lontananza la sagoma di un felino che attraversa la strada: è troppo piccolo per essere una leonessa e anche troppo scuro, acceleriamo per raggiungerlo. Intanto l’animale si è fermato a pochi metri dalla strada accanto ad un cespuglio, che emozione: è un leopardo che ci fissa negli occhi. Questo incontro vale il viaggio, riusciamo a fotografarlo senza l'ausilio dei potenti zoom, poi ci rivolge un ultimo sguardo e si allontana, gli occupanti dell’ultima macchina della carovana che si è attardata per qualche minuto di troppo non riuscirà a vederlo.

Arriviamo a Namutoni da vedere e dopo il montaggio del campo andiamo alla vicina pozza dove le giraffe si abbeverano nella scomodissima posizione con le zampe anteriori allargate e il collo piegato per raggiungere l'acqua con il muso. Mentre prepariamo la carne per la cena intorno a noi si aggirano alcuni sciacalli che confidano negli avanzi e dobbiamo anche sventare un tentivo di furto delle uova da parte di uno di loro.

24-agosto-2010: Etosha Park (Halali)
Leoni

Dopo la solita sveglia mattutina andiamo a dare uno sguardo alla pozza ma non vediamo granché. Partiamo per il Dik Dik Drive e ne avvistiamo parecchi lungo il percorso. Ci imbattiamo in una colonna di auto accostate lungo la strada e aguzzando lo sguardo riusciamo a scorgere sotto un albero due leonesse e un cucciolo intenti a farsi le coccole: uno spettacolo indimenticabile.

Ci trasferiamo al campo di Halali da non perdere. La sera solito pelligrinaggio alla pozza del nostro campeggio, illuminata durante la notte quando si popola di animali che in tal modo si possono osservare molto bene. Vediamo subito un rinoceronte che si abbevera, poi a piccoli gruppi arrivano gli elefanti, ne contiamo più di quaranta, ci sono anche molti cuccioli. Un leopardo uscito dalla vegetazione circostante punta alla pozza e gli elefanti circondano i piccoli per proteggerli lasciando solo un varco attraverso il quale il leopardo può raggiungere l'acqua. Lo vediamo bere finchè i due esemplari più grossi gli si avvicinano costringendolo ad allontanrsi. Quando gli elefanti si allontanano nella direzione dalla quale sono arrivati comapiono alcuni rinoceronti, ci sembra di essere piombati sul set di un documentario.

25-agosto-2010: Etosha Park (Okaukuejo)
Orice

Facciamo il nostro solito game drive all'alba prima di colazione, due iene ci attraversano la strada prima di scorgere dei veicoli fermi al bordo della strada, li imitiamo e riusciamo a vedere due ghepardi sotto gli alberi, sono alquanto lontani ma si distinguono nettamente. Percorriamo la pista Rhino Drive ma di rinoceronti neppure l'ombra, ma quando ci ricongiungiamo con le altre auto uno degli equipaggi sostiene di aver visto un rinoceronte e ce ne mostrano le foto, si tratterà di uno scherzo ben congegnato: hanno fotografato l'immagine della guida, peccato che le foto siano tutte perfettamente identiche!

La pozza attorno al quale è disposto il campeggio di Okaukuejo da non perdere è circondate dalle gradinate ed illuminata a giorno. Dopo cena ci aspetta il solito appuntamento alla pozza, assistiamo di nuovo alla processione di elefanti che vengono ad abbeverarsi, ne arrivano circa settanta in ordine sparso. Intanto oltre le transenne a pochissimi metri da noi alcuni rinoceronti si affrontano in un combattimento incrociando le corna e grugnendo.

26-agosto-2010: Etosha Park (Okaukuejo) – Waterberg Plateau
Leone

Il game drive prima di colazione ci porta alla pozza di Okondeka dove pare siano molto comuni gli avvistamenti di leoni, finora abbiamo visto solo leonesse e l’avvistamento di un leone maschio potrebbe essere la ciliegina sulla torta. Arrivati alla pozza ci armiamo di pazienza e aspettiamo anche se nessuno di noi ci crede davvero, ma l'attesa viene premiata. Nell’auto a fianco alla nostra si sbracciano per indicarci qualcosa alla nostra destra ed eccolo, lo vediamo spuntare: un leone nella sua fiera criniera, ci sembra che gli altri animali in prossimità della pozza si siano immobilizzati. Scarichiamo una raffica di click sull'ignaro leone che sotto i nostri occhi continua a ad abbeverarsi per poi andarsi a sdraiare sull'erba quasi confondendosi con essa.

A malincuore lasciamo l'Etosha alla volta del Waterberg Plateau da vedere dove abbiamo prenotato il Rhino Drive. Il parco non si può visitare con la propria auto come l’Etosha ma solo a bordo dei veicoli dell’NWR accompagnati dalle guide. Lungo la pista intravediamo in mezzo ai rami un rinoceronte con cucciolo, ha l'aspetto minaccioso e la nostra guida è pronta a muoversi al primo segno di aggressività, visto che non sono inconsuete le cariche contro le jeep. Facciamo tappa presso due pozze artificiali, e protetti da paratie di legno e vediamo, non visti, i bufali abbeverarsi. Rientriamo che è buio e dobbiamo proteggerci dal freddo con i poncho di pile in dotazione sul mezzo.

27-agosto-2010: Waterberg Plateau – Okahandja – Windhoek

Partiamo alla volta di Okahandja dove ci concediamo una bella colazione in un baretto locale e poi ci disperdiamo tra le bancarelle per l'acquisto degli ultimi souvenir. Regaliamo in giro le provviste rimaste e per l'ora di pranzo siamo alle porte di Windhoek, dove ci attendono alcune incombenze pratiche: restituire il materiale da campeggio noleggiato, lavare le auto e fare il pieno. A cena ci rifocilliamo a dovere dando fondo agli ultimi soldi rimasti in cassa pregustando la nostra prima notte in un letto dopo tante passate in sacco a pelo.

28-agosto-2010: Windhoek - Francoforte

La colazione molto abbondante e varia dell'hotel ci mette di buon umore, chiudiamo i bagagli che stiveremo nelle nostre auto e partiamo per il tour della città. Alcuni si dedicano allo shopping selvaggio, gli altri si recano alla Christukurke e al palazzo del Parlamento, finché non ci si incontra tutti al Craft Market dove si possono fare gli ultimi acquisti. Nel pomeriggio nel cortile dell'albergo fervono i preparativi per riorganizzare il bagaglio in vista del rientro. Ma nella confusione generale si consuma un dramma: non riusciamo a spiegarci come ma un'auto è rimasta chiusa a chiave con le chiavi sul sedile posteriore quando manca davvero poco al trasferimento per l'aeroporto.

Decidiamo di chiamare la compagnia di noleggio, ma il numero di emergenza indicato sul cruscotto è un numero sudafricano, chiamiamo il numero riportato sul contratto, ma pare che la copia delle chiavi sia in Sudafrica. L’unica soluzione sembra essere forzare la serratura e ripagare il danno. La mobilitazione è generale, viene coinvolto anche il proprietario dell'albergo che si presenta con chiave inglese e filo di ferro, nel frattempo arrivano gli addetti della compagnia di noleggio, vogliono forzare la portiera, ma li fermiamo. Qualcuno concepisce un’idea geniale: smontare il top che copre il cassone e cercare ci accedere all’auto rompendo il vetro posteriore scorrevole, il meno costoso.

In men che non si dica tutti si attivano e sembra di essere nel box della Ferrari durante un gran premio: in pochi minuti il top è smontato, resta il problema di aprire il vetro posteriore che è bloccato da una molla. Dopo uno studio attento condotto sulle altre auto, infiliamo il filo di ferro piegato a uncino dalla guarnizione del vetro e una mano magica riesce ad agganciare la molla, aprire il vetro e recuperare la chiave: pfiuuuuu!!! ce l’abbiamo fatta! Scatta l’ovazione e tutti tiriamo un sospiro di sollievo, rimontiamo tutto e congediamo il tizio della compagnia di noleggio che è stato del tutto inutile, sistemiamo le ultime cose in auto e ci dirigiamo all’aeroporto.

Ormai anche quest'ultima disavventura è archiviata insieme agli splendidi ricordi di questo viaggio unico che un gruppo così affiatato ha reso davvero speciale, non ci resta che darci appuntamento per il raduno dove speriamo di poter ricreare almeno in parte il clima di questi guorni.

29-agosto-2010: Francoforte – Roma/Milano

Alle 6.30 del mattino arriviamo a Francoforte, facciamo l’ultima colazione insieme poi il gruppo si divide e rientriamo in Italia ricordando gli aneddoti del viaggio.

Foto

Mali

Namibia

Uno scatto fotografico colto qua e là, decine di pagine e centinaia di parole non riusciranno mai a raccontare un mondo meraviglioso, una terra lontana e antica che con i suoi spazi sconfinati, i suoi profumi e i suoi colori regala momenti indimenticabili che, scolpiti nella memoria, lasciano un segno indelebile.

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Video

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Namibia

La Namibia incanta con i suoi paesaggi, gli spazi immensi e incontaminati, i grandi animali della savana. Il viaggio di tre settimane consente di spaziare dal sud al nord del paese, visitando i luoghi più belli di questo vasto stato africano, anche se i ritmi sono serrati e i trasferimenti faticosi.

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Risorse

Namibia.it

Namibia Endless Horizons

Namibia un paese giovane (Rivista ANM)

Viaggio nel Nord della Namibia finoa al fìume Kunene ai confini con l'Angola attraverso il mitico Yanzyl Pass (Rivista ANM)

Viaggio in terra di Namibia (Rivista ANM)

Una bimba... in mezzo agli Himba

Innamorarsi a Soussusvlei (Rivista ANM)

Lo specchio spezzato (Rivista ANM)

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15 giorni in Namibia per 15 persone combinazione prefetta! (Rivista ANM)

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