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Islanda Breve 2009

Percorso

Islanda

Percorso animato

03-agosto-2008 Milano/Roma/Venezia – (Londra) – Copenhagen – Reykjavik
04-agosto-2008 Reykjavik – Thingvellir – Geysir – Gulfoss – Afangi
05-agosto-2008 Afangi – Reykjadiskur – Drangey – Akureyri
06-agosto-2008 Akureyri – Godafoss – Lago Mivatn – Asbyrgi
07-agosto-2008 Asbyrgi – Dettifoss – Selfoss – Krafla – Husavik
08-agosto-2008 Husavik – Faro Hrauhafnartangi – Kopasker 
09-agosto-2008 Kopasker – Askja
10-agosto-2008 Askja – Kverfjoll – Egilsstadir
11-agosto-2008 Egilsstadir – Borgarfjordur Eystri – Husey – Hengifoss (Seydisfjordur – Papey) – Vagnsstadir
12-agosto-2008 Vagnsstadir – Jokulsarlon – Skaftafell – Vatnajökull - Hofn
13-agosto-2008 Hofn – Svartifoss – Hvanngil
14-agosto-2008 Hvanngil – Landmannalaugar – Reykholt
15-agosto-2008 Reykholt – Selfoss – Fiume Drumbò (Seljandfoss) – Hafnarfjordur
16-agosto-2008 Hafnarfjordur – Gardur – Sandgerdi – Reykjavik – Grindavik – Keflavik
17-agosto-2008 Keflavik – Copenhagen – Londra – Milano/Roma/Venezia

La scheda viaggio di Avventure nel Mondo AnM

Racconto

Dove il ghiaccio incontra il fuoco (di Maria Pia Roccotelli)

L'Islanda è una delle ultime terre emerse d'Europa e mostra ancora il suo volto primordiale: ghiacciai perenni, deserti lunari, solitarie montagne, benefiche sorgenti geotermali, profondi fiordi, cascate impetuose e vulcani dai nomi impronunciabili.

Un viaggio di pura avventura tra paesaggi incantati dove la natura prorompente sta ancora creando, l'ultima terra d'Europa ad essere colonizzata dall'uomo.

Purtroppo i prezzi sono i più alti d'Europa, per questo bisogna essere disposti ad accontentarsi di sistemazioni spartane per apprezzarla veramente senza spendere una fortuna.

03-agosto-2008: Milano/Roma/Venezia – (Londra) – Copenhagen – Reykjavik

Con un piano voli alquanto articolato raggiungiamo Reykjavik, dopo aver trascorso la lunga sosta a Copenhagen in una costosissima colazione in centro ed un giro turistico in battello sotto la pioggia. Dopo aver cambiato i nostri euro saliamo a bordo del flybus che ci porterà al nostro alloggio: un’unica grande camerata mansardata con i materassi sistemati sul pavimento.

Depositati i bagagli ci inoltriamo tra gli edifici della città, dipinti di variopinti colori per contrastare gli inverni lunghi e bui di queste latitudini, fino alla Hallgrimskirkja interessante, che purtroppo è coperta di impalcature, entriamo a fotografare il maestoso organo e saliamo sulla torre campanaria per goderci il panorama della città dall’alto.

Il ristorante Caruso ci ispira, sembra non aver posto, ma la cameriera riesce a sistemarci intorno ad un tavolone al piano superiore, mangeremo un ottimo halibut. Durante la notte tra veglia e sonno avvertiamo l'arrivo del resto del gruppo che si sistemerà nei materassi liberi.

04-agosto-2008: Reykjavik – Thingvellir – Geysir – Gulfoss – Afangi
Strokkur

Al mattino dopo le presentazioni di rito con i nuovi arrivati facciamo colazione, e poichè non ci sono volontari estraiamo a sorte il cassiere e istituiamo la cassa comune. Intanto arriva l'auto del noleggio che accompagnerà gli autisti a ritirare i nostri minivan. Fervono i preparativi per la partenza e per ottimizzare i tempi ci distribuiamo i vari compiti: comprare il pane, cambiare gli euro, ritirare i pullmini. Al ritorno dal cambio ci accorgiamo che la cifra delle corone non corrisponde a quella prevista: manca una quota! Va quindi in scena il giallo della quota scomparsa.

Intanto arrivano i nostri due pullmini, guidati dai partecipanti che si sono candidati a fare gli autisti, e iniziano le operazioni di carico. Dopo aver stipato i bagagli sul tetto opportunamente protetti con i teli impermeabili portati dall’Italia li assicuriamo per bene con gli elastici. La prima tappa è un centro commerciale dove facciamo scorta di acqua minerale. Finalmente siamo tutti a bordo e ci dirigiamo verso il parco Thingvellir da non perdere dopo una breve sosta sul lago Thingvallavatn. Parcheggiamo davanti al Centro Visitatori e facciamo una passeggiata lungo la gola dell’Almannagja da vedere uno dei pochissimi punti al mondo dove è possibile vedere in superficie la faglia tra il continente europeo e quello americano e addirittura passeggiarci in mezzo!

Proseguiamo verso la zona geotermica di Geysir per ammirare lo spettacolare getto d’acqua calda dello Strokkur da non perdere, non bisogna attendere più di sei minuti per assistere alla bizzarra eruzione in un crescendo di emozioni: inizialmente l'acqua produce bollicine e piccole onde che la fanno debordare, poi si crea un'onda più ampia, infine la superficie si gonfia in un'unica bolla di un'azzurro intenso che si innalza sul cratere per poi esplodere in un getto spettacolare!

Gullfoss

Pochi chilometri dopo siamo a Gullfoss da non perdere, la cascata più famosa d’Islanda che alla fine del suo maestoso doppio salto di 32 metri si incunea in una strettissimo e profondo canyon, creando giochi di luce di rara bellezza.

Per raggiungere il nostro ostello dobbiamo percorrere la pista di Kjolur, sarà il nostro battesimo con lo sterrato. La pista è in buono stato visto che durante la bella stagione viene utilizzata anche dagli autobus di linea che collegano Reykjavik ad Akureyri ma i solchi longitudinali non permettono velocità elevate. Arriviamo ad Afangi che è già l'ora di cena. Il tempo oggi è stato clemente, la pioggia ci ha sorpreso solo durante i trasferimenti, ma ci ha graziato durante le visite.

All’ostello cerchiamo di analizzare il mistero della quota scomparsa e concludiamo che ci deve essere stato un'errore all'ufficio di cambio dell'aeroporto, ma sulla ricevuta del cambio non c’è il numero di telefono. Prepariamo la cena con le provviste portate da casa, offriamo un piatto di pasta ai nostri ospiti che gradiscono molto e ricambiano con un piatto di salmone e trota affumicata davvero deliziosi. Dopo cena i nostri padroni di casa ci danno una mano a cercare sull'elenco del telefono il numero della banca dell’aeroporto: il giorno successivo proverò a telefonare.

05-agosto-2008: Afangi – Reykjadiskur – Drangey – Akureyri

Glaumber

Questa mattina piove e bisogna proteggere accuratamente i bagagli per evitare che si bagnino, provvediamo ad infilare i bagagli nei sacchi della spazzatura prima di carcarli sul portapacchi. Lungo la strada qualcuno ha dimenticato l’orologio in ostello e chiamiamo la proprietaria per chiederle di cercarlo e spedirlo in Italia all’indirizzo che le invieremo via mail. Telefono anche all'ufficio di cambio dell'aeroporto, ci spiegano che si erano accorti dell'errore e ci restituiranno l'importo mancante presso la filiale di Akureyri dove saremo il giorno successivo. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

Intanto le nuvole hanno lasciato spazio ad un sole spettacolare e visitiamo Glaumber interessante con la sua fattoria di torba, abitata fino al 1930 e ora sede di un Museo di Cultura popolare.

Risaliamo lo Skagafjordur e seguendo le indicazioni della Lonely Planet ci fermiamo ad una fattoria per cercare un barcaiolo che ci porti all’isola di Drangey da non perdere, ma pare sia morto, riusciamo comunque a trovare un'alternativa presso un'altra fattoria. L’esperienza si rivelerà indimenticabile: sulle pareti a picco sul mare si ammassa una moltitudine vociante di uccelli marini compresi i pulcinella di mare, i buffi pennuti dal grande becco arancio e l’aria triste. Sono i primi che vediamo. Li osserviamo, affascinati, spiegare le ali per rallentare e poi quasi correre sulle zampe arancio a pelo dell’acqua per un breve istante, prima di posarsi. Si sprecano le raffiche di scatti.

Allo sbarco ci aspetta una piacevole sorpresa: una piscina di acqua termale a 39 gradi all'aria aperta costruita con i sassi e non esistiamo a metterci il costume e immergerci nonostante l’aria sia fresca. Ripartiamo per Siglufjordur dove compriamo aringhe e birra, quindi ci dirigiamo verso Akureyri da vedere. La cittadina adagiata tra montagne e il suggestivo fiordo Eyjafjordur i cui semafori hanno la lampada del rosso a forma di cuore è davvero graziosa.

06-agosto-2008: Akureyri – Godafoss – Lago Mivatn – Asbyrgi
Godafoss

Al mattino dopo esserci recati in banca a recuperare la quota mancante partiamo alla volta di Godafoss da non perdere, l'acqua cadendo nebulizza e la colonna di goccioline ne rivela la presenza anche a chilometri di distanza. Avvicinandoci ci appare in tutta la sua maestosità, la sua forma a semicerchio ci consente di osservare l'esteso fronte d'acqua da svariati punti di vista. Vorremmo rimanere a lungo qui seduti a caricarci dell'energia che questa cascata sprigiona, ma è tempo di rimettersi in marcia.

Raggiungiamo il lago Mivatn e seguiamo il percorso in riva al lago zigzagando tra l’acqua e gli pseudocrateri di Skútustaðagigar da vedere, isolette a forma di vulcano provocate da esplosioni di bolle gassose nel momento in cui la lava incontrò l’acqua. Si ha la sensazione di camminare sulla Luna e si comprende la potenza delle forze primordiali che hanno creato il nostro pianeta. Mývatn in islandese significa lago dei moscerini che possono essere fastidiosi al punto da dover indossare un copricapo a rete, ma oggi siamo fortunati e non ne vediamo alcuno.

Dopo il pranzo seguiamo uno dei sentieri segnalati nei campi di lava di Dimmurborgir per ammirare i cosiddetti castelli neri, lungo il quale si alternano grotte e archi naturali, formazioni rocciose e fenditure. Concludiamo l'escursione con la grotta Grjotagja interessante a ridosso della spettacolare spaccatura che testimonia il processo di separazione della placca tettonica eurasiatica da quella nordamericana che cela al suo interno una pozza termale con acqua caldissima.

Infine ci concediamo un bagno rilassante, nelle acque calde e lenitive delle terme naturali di Reykjahlid da non perdere, che ci restituisce al termine di questa intensa giornata una gradevole sensazione di benessere prima di risalire in pullmino alla volta della guesthouse oltre Asbyrgi.

Come di consueto procediamo alla preparazione della cena dividendoci opportunamente i compiti.

07-agosto-2008: Asbyrgi – Dettifoss – Selfoss – Krafla – Husavik
Dettifoss

La prima tappa di oggi è il Visitor Centre del Parco Jokulsargljufur da vedere per procurarci la mappa dei sentieri, decidiamo di raggiungere un punto panoramico sul canyon all'interno del quale scorre il fiume ma non lo raggiungeremo mai, in compenso ci fermiamo a raccogliere una grande quantità di mirtilli che mescolati con lo yogurt diventeranno il nostro dessert serale. La strada lungo la riva sinistra del fiume è troppo dissestata per poterla percorrere con i nostri mezzi pertanto ci tocca tornare indietro lungo la riva destra del fiume per raggiungere Dettifoss da non perdere.

La cascata è un vero e proprio monumento naturale alla potenza dell'acqua. Lo spettacolo è reso ancora più intenso dalla colorazione scura delle acque cariche di fango che danno origine alla cascata mentre il sole alto nel cielo disegna uno splendido arcobaleno sulla nube di goccioline sollevata dal salto. Risaliamo i due chilometri di sentiero che ci separano da Selfoss da vedere che con il suo lunghissimo fronte è altrettanto impressionante della prima. L'acqua, come un sottile velo, precipita con una serie di salti da un'altezza che varia tra gli 8 e i 14 metri.

Dobbiamo ripartire: il Krafla ci aspetta! Qui un’intera regione vulcanica ha dato origine al più grandioso campo lavico d’Islanda, il pensiero che ci troviamo appena sopra un grande serbatoio magmatico ci provoca i brividi. L'arrampicata sul bordo del cratere Stora-Viti da non perdere ci ricompensa con un’affascinate vista dall’alto dell’area circostante, inoltre l’interno del cratere ci sorprende con il suo lago blu intenso e poco distante l’impressionante cratere Leirhnjukur da vedere e la caldera del Krafla da non perdere.

Un lungo percorso ben segnalato ed in molti tratti costituito da ponti, per evitare il contatto con il terreno che potrebbe essere troppo caldo o nascondere crepacci e frammenti di lava appuntiti, ci conduce tra bollenti sorgenti fangose incrostate di zolfo, lava fumante e profonde fenditure, camminiamo in mezzo ad un mare di lava e in alcuni punti il suolo è estremamente caldo, l’ultima eruzione in questo luogo risale al 1984.

La guesthouse ci riserva un'ultima piacevole sorpresa: una piscina abbastanza grande da poterci nuotare e altre due più piccole con acqua calda a disposizione degli ospiti, non ci facciamo pregare e ci tuffiamo soddisfatti, un pallone trovato sul posto scatena i nostri istinti infantili e ci mettiamo a giocare nell'acqua tra urli e schiamazzi.

08-agosto-2008: Husavik – Faro Hrauhafnartangi – Kopasker
Husavik

Questa mattina andremo al porto di Husavik interessante dove ci attende la barca per l'escursione per l'avvistamento delle balene. A bordo distribuiscono delle enormi tute imbottite arancioni indispensabili per proteggerci dal gelido vento: siamo davvero buffi così conciati!

La ricerca delle balene non è particolarmente fruttuosa; avvistiamo solo due minke whale in lontananza, niente salti spettacolari davanti alla barca o balene che si avvicinano per salutarci con la coda come mostrato dai volantini. Insomma, niente immagini da docummentario National Geographic!, siamo un po’ delusi, ma d'altra parte l'Islanda è tra i pochi Paesi che continua a praticare la caccia alla balena. Per combattere il freddo pungente ci offrono della cioccolata calda e una specie di croissant locale e dopo un paio d'ore di navigazione passati a scrutare il pelo dell'acqua sbarchiamo.

Kopasker

Approfittiamo per fare un po’ di spesa e provvista di birra visto che incredibilmente siamo in un centro abitato in oriario di apertura dei negozi. Ci dirigiamo con i nostri pullmini verso Kopasker interessante e sfruttiamo la bella giornata di sole per un picnic in un prato di fronte al mare. All'ingresso del paese ci danno il benvenuto degli artistici spaventapasseri, ma prima di raggiungere la nostra sistemazione per la notte decidiamo di proseguire fino al faro Hrauhafnartangi che è il punto più a nord dell'Islanda, se si esclude l’isola di Grimsey, ci troviamo a soli 2,5 km. dal Circolo Polare Artico. Rientriamo a Kopasker dove ci attende un grazioso ostello.

09-agosto-2008: Kopasker – Askja
xx

Giornata di lungo trasferimento per l’Askja da non perdere, abbandoniamo la Ring Road, ossia la principale arteria di comunicazione islandese, in parte sterrata e asfaltata per dirigerci verso l’interno dove ci aspettano i famigerati guadi. Passiamo da Modrudalur come ci ha consigliato la ragazza del rifugio, nel quale passeremo la notte, alla quale ho telefonato la sera precedente. Attraversiamo lunghe vallate nere alternate a veri e propri labirinti di pinnacoli dove si procede con un lento slalom fra le erosioni. Il primo guado che incontriamo lo studiamo con attenzione, lo attraversiamo a piedi nudi per sondarne la difficoltà prima di avventurarci con i pullmini. Ne affrontiamo ancora un altro con una certa tranquillità, l'ultimo fiume da attraversare indicato sulla nostra cartina è parecchio largo e sono un po' preoccupata, ma tiriamo tutti un sospiro di sollievo scoprendo che c'è un ponte!

Arriviamo a destinazione nel primo pomeriggio, scarichiamo i bagagli e mentre ci accingiamo a partire lungo il sentiero che conduce al cratere inizia a piovere, non ci resta che tirar fuori gli indumenti da pioggia che fino a questo momento erano rimasti in fondo agli zaini. Lungo il sentiero incrociamo un gruppo che batte in ritirata dopo aver beccato la grandine, ma non demordiamo e procediamo imperterriti. La nostra tenacia viene premiata dallo spettacolo mozzafiato che si presenta davanti ai nostri occhi: il lago grande Oskjuvatn profondo 217 m. e il piccolo Viti da vedere di acqua a 25° gradi dove è usanza fare il bagno nudi.

Un sentiero ripido e scivoloso conduce sulla riva del lago Viti, insieme ad altri tre temerari mi avventuro verso lo specchio d’acqua procedendo con estrema cautela. Onoriamo la tradizione locale facendo il bagno nudi mentre i nostri compagni rimasti sul ciglio del cratere provvedono ad immortalare l'evento. Due intrepidi spettatori non resistono alla tentazione di imitiarci e si cimentano con l'impegnativa discesa per provare la nostra stessa esperienza.

10-agosto-2008: Askja – Kverfjoll – Egilsstadir
Kverfjoll

Sotto una leggera pioggia partiamo verso Kverfjoll da vedere. Scopriamo che a causa dell'elevato livello del fiume il guado per raggiungere le grotte di ghiaccio è impraticabile, decidiamo comunque di proseguire e percorrere il sentiero Virkisfell che sale fino ad un punto panoramico da dove si domina il ghiacciaio. Nel frattempo ha smesso di piovere e il sole che splende esalta i colori dello splendido paesaggio.

Dopo lo spuntino del pranzo ripartiamo, ma dobbiamo fare una deviazione per raggiungere un distributore di benzina poiché siamo paurosamente in riserva. Dopo aver fatto rifornimento imbocchiamo la strada più breve per raggiungere la nostra meta ma ci imbattiamo in un guado impegnativo e siamo costretti a ritornare sui nostri passi. Giunti ad Egilsstadir interessante ci precipitiamo nell'unico supermercato aperto per rimpinguare le nostre provviste.

Arrivati alla guesthouse scopriamo che la porta di ingresso è aperta e non c'è nessuno in casa: la casa è bellissima, ci distrìbuiamo nelle stanze in parte in casa e in parte nei piccoli cottage nel giardino. In casa c'è persino la lavatrice e ne approfittiamo per fare il bucato. Intanto sono cominciate le manovre per la preparazione della cena nella cucina fornitissima di ogni tipo di untensile mentre l'enorme tavolo del salone viene apparecchiato per l'occasione. La nostra ospite ci raggiunge dopo cena per riscuotere il pagamento.

Per il giorno successivo abbiamo due opzioni: l'escursione all'isola di Papey e l'escursione a Hengifoss, ma poiché non riusciamo a raggiungere l'accordo, salomonicamente ci divideremo un pullmino a Hengifoss e l'altro a Papey.

11-agosto-2008: Egilsstadir – Borgarfjordur Eystri – Husey – Hengifoss (Seydisfjordur – Papey) – Vagnsstadir
Pulcinella di mare

Io sono nel gruppo diretto a Hengifoss, ci ritroveremo alla sera all’ostello Vagnsstadir. La nostra prima tappa è Borgarfjordur Eystri da non perdere, la mattina si annuncia nuvolosa, attraversiamo nuvole basse per raggiungere il fiordo che nonostante il cielo grigio è davvero spettacolare. Arriviamo sulla vicina isoletta di Hafnarholmi da non perdere collegata alla terraferma da una strada rialzata.Ci accoglie un turbinare di uccelli acquatici tra i quali scorgiamo numerosi pulcinella di mare. Arrampicandoci sulle rocce ci guadagniamo una posizione favorevole per l'osservazione e trascorriamo un paio d’ore ad ammirare la colonia di pulcinella di mare. Le foto si sprecano e i buffi pennuti non lesinano ammaraggi talvolta rovinosi e indimenticabili primi piani che non sfuggono ai nostri obiettivi.

Hengifoss

La tappa successiva è Husey da vedere alla ricerca delle foche, ci fermiamo in una fattoria per chiedere indicazioni, ci suggeriscono di dirigerci verso la foce del fiume e proprio durante la sosta pranzo quando abbiamo ormai perso le speranze ne avvistiamo una dall’altra parte del fiume, non esitiamo ad entrare a piedi nudi nell’acqua ghiacciata per poterla fotografare, in realtà le foche sono due e riusciamo a distinguerle solo quando siamo a pochi metri da loro perché si mimetizzano perfettamente con il terreno sul quale sono sdraiate. Restiamo in silenzio a guardarle prima ritornare al nostro minibus completamente congelati.

Ci dirigiamo alla cascata di Hengifoss da vedere, all'arrivo veniamo sorpresi dalla pioggia e dobbiamo coprirci con la mantella da pioggia lungo il sentiero, ma al ritorno veniamo graziati e la pioggia cessa. La cascata racchiusa in fondo ad una magnifica gola con i suoi 120 metri di altezza è una delle più alte dell'isola. Le formazioni rocciose le conferiscono il caratteristico aspetto a strisce orizzontali di colore rosso acceso. Raggiungiamo l’ostello che è davvero tardi ma ci concedono ugualmente di utilizzare la cucina comune per prepararci la cena anche se a quest'ora dovrebbe essere chiusa.

12-agosto-2008: Vagnsstadir – Jokulsarlon – Skaftafell – Vatnajökull - Hofn
Jokulsarlon

Arriviamo alla laguna Jokkulsarlon da non perdere mentre in cielo si inseguono sprazzi di azzurro e nuvole bianche. Saliamo sul mezzo anfibio che dapprima avanza pesante lungo la riva e poi scivola sull'acqua turchese accostandosi agli iceberg dalle forme bizzarre che si staccano dal ghiacciaio Breidamerkurjokull e vanno alla deriva verso l'oceano. La nostra guida ci illustra le particoalrità del luogo e ci fa assaggiare il ghiaccio antico. La gita dura circa mezz’ora e quando tocchiamo nuovamente terra le nuvole hanno lasciato il posto ad uno splendido sole.

Approfittando delle favorevoli condizioni meteo, decidiamo di esplorare il ghiacciaio con i ramponi, molti di noi sono alla prima esperienza, ma le guide si prodigano nel dare preziose istruzioni per calzarli correttamente. Percorriamo un tratto di sentiero in fila indiana finchè il ghiacciaio Vatnajökull da non perdere ci si para davanti agli occhi all’improvviso: un'accecante lingua di ghiaccio che scende minacciosa verso il mare e toglie letteralmente il fiato. E' davvero entusiasmante camminare sul ghiaccio, scavalcare crepacci, costeggiare cascate di ghiaccio.

Vatnajökull

Presso il centro visitatori è allestita una mostra fotografica che illustra gli effetti catastrofici dello Jokulhlaup del 1996, con questo termine viene indicato lo scioglimento del ghiacciaio a seguito dell'eruzione del vulcano sottostante la calotta di ghiaccio, l'alluvione trascinò a valle un'impressionante quantità di detriti che spazzò via la statale e le costruzioni incontrate lungo la sua corsa verso il mare.

Ben consci della fortuna che ci è toccata, dato che da queste parti le giornate soleggiate sono davvero una rarità, decidiamo di prenotare un volo turistico sul ghiacciaio a bordo di uno dei piccoli aerei che decollano dal minuscolo aeroporto di fronte al Centro Visitatori. Sorvoliamo il temibile vulcano ricoperto dall'enorme distesa di ghiaccio che si protende verso il mare, abbiamo il naso attaccato al finestrino per non perdere un millimetro di questo strabiliante spettacolo.

La sera ci concediamo finalmente una cena al ristorante a Hofn per sperimentate il tanto decantato lobster che a dispetto del nome non è un’aragosta ma assomiglia molto di più ai gamberoni. La ricerca della nostra guesthouse con il buio si trasforma in una vera e propria caccia al tesoro, finiamo in casa di un signore allampanato che sembra uscito da un film dell'orrore che ci fornisce le indicazioni per raggiungerla e scopriamo che è proprio vicino al cimitero, se in questo momento saltassero fuori gli zombie non ci stupiremmo affatto.

13-agosto-2008: Hofn – Svartifoss – Hvanngil
Svartifoss

Espletato il rito del caricamento dei bagagli partiamo per la cascata Svartifoss da non perdere. Dal parcheggo un agevole sentiero ci porta alla cascata: rispetto a quelle viste finora sembra quasi insignificante per la scarsa portata d'acqua, ma l'anfiteatro di colonne di basalto a sezione esagonale dalle quali precipita rende lo scenario davvero suggestivo. Il nero della roccia vulcanica, accanto al bianco dell'acqua spumeggiante e al verde lussureggiante del bosco crea contrasti cromatici veramente sorprendenti. Scopriamo dietro il getto d'acqua un passaggio, su sassi resi scivolosi dall'acqua, che ci consente di passare dall'altro lato e fotografare il salto da una prospettiva inconsueta.

Dopo pranzo si riparte alla volta del rifugio Hvanngil collocato a ridosso del ghiacciaio Myrdalsjokull da non perdere, dove in pochi osano avventurarsi con i propri mezzi e dove si incontra la vera forza dell’isola, l'intero percorso è di una bellezza struggente, ma la pista sterrata è alquanto disagevole inframmezzata di guadi impegnativi, di cui l’ultimo ci sarà fatale.

Myrdalsjokull

L’autista del pullmino sul quale sono passeggero affronta il guado con troppa baldanza, sentiamo un rumore sinistro e oops! rimaniamo incastrati. Alcuni si tolgono le scarpe e guadano il fiume a piedi, ma mentre ci arrovelliamo sul da farsi sopraggiunge il nostro salvatore: Roberto un ragazzo italiano trasferitosi in Islanda ci aggancia con il suo potente fuoristrada e ci traina indietro a riva. Il pullmino non sembra avere riportato danni ad eccezione di un cerchione storto e conseguente gomma a terra.

Armati di pazienza cambiamo la ruota e seguendo i consigli del nostro soccorritore l'autista più esperto del gruppo conduce i due mezzi sull'altra riva, mentre noialtri attraversiamo il fiume utilizzando il ponticello pedonale. In pochi minuti raggiungiamo il rifugio dove ci sistemiamo in un unico stanzone con i letti matrimoniali a castello, lo spazio è esiguo e consumarvi la cena è davverro un'impresa. La passeggiata dopo cena, però, in questo luogo selvaggio e incontaminato ci entusiasma e ci ripaga della faticosa impresa.

14-agosto-2008: Hvanngil – Landmannalaugar – Reykholt
Landmannalaugar

Seguendo le indicazioni forniteci da Roberto seguiamo una scorciatoia verso Landmannalaugar da non perdere, la pista indicata sulla cartina non è identificata da un numero come tutte le altre e temiamo di sbagliare strada. La pista è deserta, incontriamo solo un viaggiatore islandese al quale chiediamo informazioni e ci conforta scoprire che siamo nella direzione giusta. E' un continuo alternarsi di verticali salite e ripide discese e in un tratto dobbiamo procedere a piedi seguendo il pullmino per via dell'eccessiva inclinazione laterale, ma i colori straordinari delle montagne di riolite punteggiate di solfarole visibili anche a notevole distanza sono una meritata ricompensa.

In prossimità del rifugio un piccolo camminamento di legno su palafitte porta alla grande attrazione del luogo: un laghetto di acqua geotermale a 38-40°C. Sulla piattaforma alla fine del camminamento ci spogliamo e ci immergiamo nelle limpide acque ristoratrici prima di riprendere la strada per Reykholt.

15-agosto-2008: Reykholt – Selfoss – Fiume Drumbò (Seljandfoss) – Hafnarfjordur
Hafnarfjordur

Anche oggi il gruppo si divide, un pullmino a Selfoss per un po’ di shopping e poi sul fiume Drumbò e l’altro a Seljalandsfoss. A Selfoss approfittiamo per riparare la gomma danneggiata durante il guado, poi ci rechiamo alla sede del Centro Rafting: ebbene sì, scenderemo il fiume Drumbò in gommone. Bardati di muta, calzari, giacca d’acqua, salvagente e casco montiamo sul gommone, in due hanno rinunciato all'impresa e ci seguiranno con il bus del centro rafting per tutto il percorso e provvederanno al servizio fotografico.

Il Drumbo da non perdere è fiume glaciale che scorre all’interno di un canyon di roccia scura, la discesa classificata come secondo grado, è abbastanza facile, non ci sono rapide ma solo delle belle onde adatta anche a coloro che non hanno mai fatto un'esperienza del genere e offre un punto di vista alternativo del fiume. A metà della discesa effettuiamo una sosta nel punto in cui le pareti del fiume sono alte cinque o sei metri ed è il momento maggiormente adrenalinico dell’impresa: provare l'ebbrezza di tuffarsi nell’acqua gelida del fiume.

Ci ricongiungiamo al resto del gruppo ad Hafnarfjordur da vedere dove abbiamo prenotato il ristorante per la nostra ultima cena isalndese.

16-agosto-2008: Hafnarfjordur – Gardur – Sandgerdi – Reykjavik – Grindavik – Keflavik
Laguna Blu

Al mattino puntiamo verso il mare alla ricerca della ricostruzione della nave vichinga ma è chiusa, proseguiamo quindi verso il faro di Sandgerdi prima di rientrare a Reykjavik. Ci perdiamo nelle piccole stradine della variopinta capitale per gli acquisti dell’ultim’ora e infine ci concediamo l'ultimo bagno termale all’aperto nella singolare Laguna Blu da non perdere a Grindavik che ci accoglie nelle sue azzurre acque sulfuree.

La giornata è coronata da un tramonto rosso fuoco che si riflette sulla laguna in infinite sfumature cromatiche, ormai si è fatto tardi e dobbiamo raggiungere l’aeroporto.

Dopo la riconsegna dei pullmini ci scambiamo i saluti e le promesse di rivedersi presto.

17-agosto-2008: Keflavik – Copenhagen – Londra – Milano/Roma/Venezia

Abbiamo già fatto il check-in e non ci resta che fare il bilancio di questo incredibile viaggio: più di tremila chilometri in due settimane, un numero imprecisato di guadi, tante risate e diciotto splendidi sconosciuti che hanno condiviso una fantastica avventura: buon rientro a tutti e al prossimo raduno!

Foto

Islanda

Islanda

In questa piccola-grande isola dell'estremo nord, in un territorio che corrisponde all'incirca ad un terzo dell'Italia, convivono la maggior parte dei fenomeni geologici possibili; vulcani e campi di lava, ghiacciai e fiumi glaciali, solfatare e geyser, cascate, fiordi, deserti, valli verdi e sorgenti calde in cui è possibile fare bagni indimenticabili.

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Video

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Sola in mezzo all’Atlantico, a galla tra due continenti, l’Islanda è una terra estrema che non assomiglia a nessun’altra. L'Islanda offre un vero spettacolo della natura in formazione ed un continuo contrasto fra il freddo ed il caldo; fra gli estesissimi ghiacciai bianchi e la terra che ribolle con un calore impressionante, nei vulcani e nelle zone geotermiche.

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Risorse

Visit Iceland

I parchi islandesi

L'Islanda è un paese meraviglioso (Rivista ANM)

Un gruppo di magica armonia alla scoperta dell'Islanda (Rivista ANM)

Diario semiserio in veneto-islandese (Rivista ANM)

Viaggio in Islanda Dove la natura è protagonista (Rivista ANM)

Un'Islanda Breve... ma intensa (Rivista ANM)

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Quando la terra è giovane (Rivista ANM)

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