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Bolivia e Cile 2011

Percorso

Bolivia

Percorso animato

6-agosto-2011 Roma/Milano - Madrid
7-agosto-2011 Madrid – Lima – La Paz – Valle de la Luna
8-agosto-2011 La Paz – Chacaltaya (Carretera della Muerte) – La Paz
9-agosto-2011 La Paz – Copacabana – Isla del Sol
10-agosto-2011 Isla del Sol – La Paz
11-agosto-2011 La Paz – Lago Chungarà – Parinacota – Putre
12-agosto-2011 Putre – Reserva Nacional las Vicunas – Termas de Polloquere – Colchane
13-agosto-2011 Colchane – Salar de Coipasa – Coquesa
14-agosto-2011 Coquesa – Volcan Tunupa – Isla del Pescado – Salar de Uyuni – Atulcha
15-agosto-2011 Atulcha – Laguna Chiarkota – Arbor de piedra – Laguna Colorada
16-agosto-2011 Laguna Colorada – Deserto di Dalì – Laguna Verde – Laguna Bianca – San Pedro de Atacama
17-agosto-2011 San Pedro de Atacama – Geyser del Tatio – Miniera di Chuquicamata – San Pedro de Atacama
18-agosto-2011 San Pedro de Atacama – Laguna Collpa – Laguna Morejon – San Antonio de Lipez
19-agosto-2011 S.Antonio de Lipez – Chilcobija – Tupiza
20-agosto-2011 Tupiza – Quebradas – Tupiza
21-agosto-2011 Tupiza – Potosì
22-agosto-2011 Potosì – Cerro Rico – Laguna Tarapaya – Potosì
23-agosto-2011 Potosì – Sucre
24-agosto-2011 Sucre – Chataquilla – Chauanaca – cratere di Maragua
25-agosto-2011 Maragua – Potolo – Sucre
26-agosto-2011 Sucre – Santa Cruz
27-agosto-2011 Santa Cruz – Santiago del Cile
28-agosto-2011 Santiago del Cile – Madrid
29-agosto-2011 Madrid – Roma/Milano

Racconto

Nelle terre della Pachamama (di Maria Pia Roccotelli)

La Bolivia è un paese di straordinaria bellezza dall’eccezionale varietà di paesaggi, molti dei quali non è dato di vedere altrove: dal vastissimo Lago Titicaca alle lagune dominate dai vulcani, dalle cime innevate alle formazioni rocciose delle Quebradas, dagli immensi Salares e dai deserti dell'altopiano andino alla rigogliosa vegetazione delle yungas amazzoniche. Si possono osservare esemplari unici di fauna come lama, vigogne, fenicotteri e di flora come cactus e la durissima verde llareta. Gli spazi, i silenzi, l'incessante sibilo del vento, i colori suscitano indelebili emozioni.

Qui, sospese nel tempo sopravvivono tradizioni, credenze e costumi dei popoli Aymarà o Quechua, orginari abitanti di questa terra, e le donne vestite di pesanti gonne colorate e immancabile bombetta nera ne sono la più evidente testimonianza. Il duro lavoro scandisce i ritmi quotidiani dei campesinos che rinnovano ogni giorno la profonda unione con la Pachamama: la madre terra mentre l'architettura delle belle città coloniali ricorda come la cultura del vecchio continente anziché fondersi con quella locale si sia imposta con prepotenza.

Un viaggio che non risparmia disagi dovuti al freddo e all'altitudine dei quali si è ampiamente ripagati dalla magnificenza di questi luoghi.

6-agosto-2011: Roma/Milano - Madrid

Partiamo da Roma e da Milano e ci ricongiungiamo all’aeroporto di Madrid, ma c'è un'assente giustificato rimasto a Milano per overrbooking: ci raggiungerà a La Paz il giorno successivo.

7-agosto-2011: Madrid – Lima – La Paz – Valle de la Luna
Valle de la Luna

Durante lo scalo a Lima nominiamo la cassiera, e l'impresa si rivela molto più semplice del solito: incredibile c'è una volontaria! Atterriamo a La Paz, nell'aeroporto più alto del mondo e procediamo al ritiro dei bagagli prima di salire sul bus che ci porterà in giro per la città dopo una breve sosta in albergo. Visitiamo la Valle della Luna da non perdere nella parte più bassa del crepaccio di La Paz dove pinnacoli, strane rocce erose dall'acqua, ghiaioni franosi, capricciose erosioni e alti torrioni creano un paesaggio surreale. Terminiamo il tour di La Paz con l'impressionante veduta della città dal mirador Killi Killi interessante e una visita a plaza Murillo interessante con la cattedrale e il palazzo presidenziale dove assistiamo al cambio della guardia. Rientramo giusto in tempo per andare a cena.

8-agosto-2011: La Paz – Chacaltaya (Carretera della Muerte) – La Paz
Carettera de
la Muerte

Oggi ci dividiamo: uno sparuto gruppo si cimenterà con la discesa in bici de la Carettera de la Muerte da non perdere mentre gli altri faranno l'ascensione a Chacaltaya da vedere.

La Carretera de la Muerte è una strada mozzafiato da La Paz a Coroico, nella regione de Las Yungas, la strada si è guadagnata a buon diritto l'appellativo di strada più pericolosa del mondo. In un’ora si sale dai 3600 metri di La Paz al niente del Passo de La Cumbre a 4700 metri. Da quel punto comincia una inquietante discesa, la vera e propria Carretera de la Muerte, in alcuni punti non più larga di quattro metri e di guard rail nemmeno a parlarne, 64 chilometri per la maggior parte di sterrato che conducono ai 1200 metri di Yolosa tra pappagallini e papaye in un continuo infilarsi e togliersi di indumenti.

Nel frattempo i nostri compagni sono arrivati sul Cerro Chacaltaya, un ghiacciaio estinto all'altitudine di 5395 metri, il ghiacciaio si è ridotto nel corso dei decenni fino a sciogliersi definitivamente nel 2009. Era la stazione di sci, munita di skylifit, più alta del mondo prima che gli sconvolgimenti climatici ne alterassero la geologia...

Ora rimane sempre un luogo stupendo, dove si può provare l'ebbrezza di salire con le proprie forze così in alto.

Nel pomeriggio ci disperdiamo nel groviglio di contorte strade acciottolate e di vicoli che si inerpicano verso il cielo del centro di La Paz, dove gli abitanti assecondano il ritmo frenetico della vita quotidiana. Le donne, che sfoggiano lunghe trecce corvine, bombette e vivaci mantas e vendono qualsiasi cosa: dai feti di lama alle scarpe griffate sfidando il traffico e i gas di scarico, mentre la vetta dell'Illimani torreggia tra gli edifici più alti.

9-agosto-2011: La Paz – Copacabana – Isla del Sol
Copacabana

Arrivati a Copacabana da vederevisitiamo la cattedrale di un bianco abbagliante, con le guglie e i coloratissimi azulejos, le piastrelle di ceramica di origine portoghese e al suo interno la madonna nera della Virgen de Candelaria.

Di fronte alla cattedrale si assiepano automobili addobbate con ghirlande di fiori, nastri colorati e bandierine in attesa della Benedicion de Movilidades (la benedezione delle automobili) per invocare la protezione della Vergine: è tutto un po' kitch e si respira un'atmosfera in bilico tra sacro e profano.

Davanti ai nostri occhi si estende il Titicaca da non perdere, acciambellato al confine fra la Bolivia e il Peru, in una delle regioni più montuose del mondo, è un lago più unico che raro al centro di una zona veramente suggestiva, sia per ragioni archeologiche che antropologiche. E' il lago navigabile più alto del mondo: 3800 metri, lungo 150 km e profondo 300 metri. Si tratta in realtà di due laghi congiunti dallo stretto di Tiquina: il Lago Mayor a nord con le isole del Sol e della Luna e il Lago Minor a sud con diversi altri isolotti. Lo scenario dello specchio d'acqua azzurra e splendente incastonato fra i picchi delle Ande non potrebbe essere più romantico.

Da Copacabana in pochi minuti di navigazione si arriva all'antistante Isla del Sol da non perdere, che deve la sua fama al fatto di essere il luogo in cui (dice la legenda) nacquero Manco Kapac e Mama Huaca, i primi Inca, da qui si gode una delle viste più spettacolari del lago.

Sull’isola non ci sono né strade né automobili, solo sentieri di pietre percorribili a piedi. La vita quotidiana si svolge in una straordinaria tranquillità e ci bastano poche ore per restare rapiti dal fascino che questo fazzoletto di terra emana.

10-agosto-2011: Isla del Sol – La Paz
Isla del Sol

Il mal di montagna ha falcidiato il gruppo, quasi tutti hanno fatto fatica a dormire, qualcuno addirittura non sta in piedi, ma facendo appello alle ultime forze e con l'ausilio di un bastone si trascinerà fino alla riva del lago dove ci aspetta la barca che ci riporterà indietro.

Scendiamo per l'Escalera del Inca che ci conduce alla sorgente di Yumani, i primi spagnoli pensavano che fosse fonte della giovinezza, mentre per gli inca i tre canali rappresentavano il loro famoso detto: ama sua, ama llulla, ama kella che significa non rubare, non mentire, non essere pigro.

Sulla strada del ritorno facciamo tappa in un pronto soccorso, dove al nostro compagno provato dal mal di montagna viene somministrato l'ossigeno. A La Paz sarà ricoverato in clinica per un edema polmonare dovuto alla quota e ci vorrà una settimana intera prima di rimettersi e ricongiungersi al gruppo.

11-agosto-2011: La Paz – Lago Chungarà – Parinacota – Putre
Parinacota

Dopo una sveglia antelucana ci trasferiamo in Cile con un bus di linea, scendiamo subito dopo i controlli di frontiera, ma del van che dovrebbe essere lì ad aspettarci neppure l'ombra, dopo un'estenuante attesa eccolo comparire nel sollievo generale e basta rimettersi in viaggio per far ricomparire il sorriso. La prima tappa è il lago Chungara da vedere, uno dei 10 laghi più alti del Sud America, in lingua Aymara significa muschio sulla pietra, quindi proseguiamo per la laguna Cotocotani da non perdere. La zona è tutta un pullulare di pozze d'acqua azzurre popolate di oche andine e anatre che sguazzano indisturbate.

Nel bel mezzo del surreale paesaggio andino spicca il caratteristico centro abitato di Parinacota da non perdere a quota 4300 metri sul livello del mare, appena fuori dal pueblo pascola, incurante della nostra presenza, un branco di lama con le orecchie ornate da fiocchi colorati, come è tradizione fra le popolazioni andine.

Dopo il meritato pranzo a base di zuppa di lenticchie accompagnate da riso con pollo o manzo, facciamo una camminata attraverso lo splendido bofedales (si tratta di zone umide ad alta quota) del Parque Nacional Lauca da non perdere in una incredibile cornice naturalistica che vanta ecosistemi di altura unici per la loro complessità. Avvistiamo viscacce (roditori della famiglia dei cincillà) e vigogne (camelidi protetti fin dai tempi degli Inca per il prezioso mantello), una di queste ci attraversa la strada con un portamento ed una grazia tale da sembrare una modella in passerella.

Qui la llareta, un arbusto verde smeraldo che si accresce al ritmo di 1 mm all'anno, regna sovrana, benchè abbia l'aspetto di un cuscino ha la consistenza di una pietra e veniva utilizzata come combustibile.

12-agosto-2011: Putre – Reserva Nacional las Vicunas – Termas de Polloquere – Colchane
Reserva Nacional las Vicunas

Prima di partire approfittiamo della prima lude del giorno per fotografare la graziosa piazza di Putre da vedere, poi ci mettiamo in viaggio ed eccoci al Salar di Surire da vedere che in lingua quetchua sigifica "di Suri", il suri è il nandù, un grande uccello non volatore simile ad uno struzzo, il salar copre una superficie di più di 10000 ettari e per alcuni mesi l'anno è permessa l'attività di estrazione del borace.

Nonostante il freddo e il vento non resistiamo alla tentazione di fare il bagno nelle sulfuree acque delle Terme di Polloquere da non perdere.

L'altopiano è ricoperto da una vagetazione bassa, in mezzo alla quale è possibile scorgere qualche nandù, unica eccezione è la quenoa, una pianta nativa che può raggiungere i 4 m di altezza e che vive in condizioni di scarse precipitazioni e di gelate notturne, ne vediamo alcuni esemplari ergersi come sculture con il loro tormentato tronco contorto.

13-agosto-2011: Colchane – Salar de Coipasa – Coquesa
Salar de Coipasa

Attraversiamo nuovamente il confine per rientrare in Bolivia e addentrarci nella zona delle lagune e dei salares. Le formalità di immigrazione sono alquanto lente e disordinate e impieghiamo svariate ore prima di salire sui fuoristrada che saranno con noi nei giorni successivi. In tarda mattinata finalmente riusciamo a partire alla volta del Salar di Coipasa da vedere dove facciamo sosta per il pranzo preparato dalla nostra eccezionale cuoca che non perde occasione per coccolarci.

Ripartiamo per andare a vedere l’estrazione del sale, ma uno dei fuoristrada resta vittima delle insidie del suolo paludoso del salar: riusciamo a liberarlo con gran fatica solo dopo qualche ora. Siamo costretti a cambiare programma e partire subito per il Salar di Uyuni da non perdere. La jeep sembra sospesa nel vuoto mentre corre verso il nulla sulla abbacinante superficie disegnata a cristalli esagonali dalla sorprendente geometria della natura. Unico faro per i naviganti disorientati, i picchi dei vulcani smarriti nel cielo azzurro solcato da nuvole inutili.

Attorno non c'è altro che bianco, ma al tramonto, sfumature di lilla, azzurro, blu dipingono il Salar, ci sentiamo quasi fortunati per la disavventura della jeep impantanata che ha fatto si che arrivassimo qui in ritardo rispetto al previsto e ci ha donato questo spettacolo indimenticabile.

Il nostro autista sembra abbia il GPS incorporato: nonostante il buio pesto riesce a portarci sani e salvi al nostro hostal a Coquesa. Dopo cena ci rannicchiamo nei nostri sacchi a pelo scaldati dalle preziose borsine dell'acqua calda forniteci dalla nostra cuoca che ci aiuteranno a sopportare il freddo pungente della notte.

14-agosto-2011: Coquesa – Volcan Tunupa – Isla del Pescado – Salar de Uyuni – Atulcha
Salar de Uyuni

Partiamo verso il mirador del vulcano Tunupa da vedere, una leggenda narra che sulle sue pendici Atahualpa sfregiò il seno di una donna di nome Tumula e che il latte che sprizzò diede orgine al salar. La salita è agevole e dalla cima si domina lo splendido panorama sul salar.

Dopo pranzo riprendiamo i nostri fuoristrada con destinazione il salar di Uyuni: una foresta di cactus a candelabro, alti anche più di 10 metri, vecchi di mille anni spunta da una piattaforma di terra nera, lavica: è l'Isla del Pescado da non perdere, percorsa da un sentiero che ci conduce in cima tra rocce e spuntoni.

Risaliamo sulle jeep e dopo svariate soste in mezzo al salar per le immancabili foto che giocano con la prospettiva in questo spazio infinito dal bianco accecante raggiungiamo l'hotel de Sal ad Atulcha da non perdere costruito di mattoni di sale, riusciamo persino a fare una doccia calda e in questo posto fuori dal mondo ci sembra un lusso sfrenato.

Alla fine della giornata siamo talmente ubriachi di bellezza che ci abbandoniamo alla notte che arriva improvvisa e gelida sotto un cielo dove si accendono milioni di stelle...

15-agosto-2011: Atulcha – Laguna Chiarkota – Arbor de piedra – Laguna Colorada
Laguna Colorada

Oggi ci aspettano le lagune dai mille colori: la prima è la laguna Hedionda da non perdere che si offre al nostro sguardo con la sua numerosa popolazione di fenicotteri rosa, che non smettiamo di fotografare sfidando il vento incessante che ci congela le dita senza parole di fronte al fascino del luogo.

La sosta successiva è l'Árbol de Piedra da vedere, una roccia ignea erosa dal vento circondata da neve e ghiaccio, una scultura contorta che sfida il cielo nel deserto del Siloli da vedere.

Il fuoristrada arranca lungo una pista sconnessa finché ai piedi del Cerro Negro appare lo specchio dalle sfumature rossastre della Laguna Colorada da non perdere che pian piano cambia colore: le alghe che crescono nelle sue acque, a seconda delle ore e delle stagioni, creano incredibili pennellate di intensi viola, cupi granata, luminosi giallo ocra. Ai bordi, centinaia di fenicotteri rosa.

All’hospedaje ci accoglie una stufa accesa attorno alla quale ci disponiamo in cerchio per scaldarci mentre guardiamo volteggiare il nevischio fuori dalle finestre. Andiamo a dormire dopo il consueto rito della distribuzione delle borse dell'acqua calda e ci consola il pensiero di dormire in una camerata affollata che il respiro collettivo contribuirà a riscaldare.

16-agosto-2011: Laguna Colorada – Deserto di Dalì – Laguna Verde – Laguna Bianca – San Pedro de Atacama
Laguna Verde

Partiamo che è ancora buio per andare al geyser del Sol de Manana interesante, è bene arrivare molto presto per vedere le fumarole al massimo dell'attività ma è freddissimo e usciamo dall'auto solo per pochi minuti per rifugiarci di nuovo nelle nostre auto. All'alba arriviamo alla famosa laguna Polques da vedere, dove si trovano le fonti di acque termali a 38ºc. è davvero troppo freddo e c'è vento e non abbiamo il coraggio di fare il bagno.

Consumiamo la nostra colazione all’interno del rifugio affollatissimo e poi via verso per la laguna Bianca da vedere finchè lo spettacolo che da solo vale il viaggio appare davanti ai nostri occhi all'improvviso: la Laguna Verde da non perdere smeraldo immenso tra le montagne, quando soffia il vento (e oggi è uno di quei giorni) diventa di un verde caraibico a causa dei minerali di piombo, arsenico e zolfo disciolti nelle sue acque velenose. Sullo sfondo, il cono di roccia rossiccia del vulcano spento del Licancábur, la montagna del popolo.

Attraversiamo il confine con il Cile ancora una volta diretti a San Pedro de Atacama da non perdere.

Nel pomeriggio il bus ci conduce alla Valle de la Muerte da vedere e alla Valle de la Luna da vedere nel deserto dell'Atacama, forse il luogo più arido del mondo, con una media di circa 3 mm di pioggia all’anno e periodi di completa siccità che superano i 365 giorni consecutivi. Ciò nonostante, o forse proprio per questo motivo, questa area così particolare, stretta tra le Ande e l’Oceano Pacifico, conserva un fascino infinito che offre degli spettacoli unici e inaspettati, i paesaggi lasciano letteralmente senza fiato, per le altezze in cui si trovano, tra i 2000 e i 5000 metri s.l.m, ma soprattutto per il fascino primitivo e unico che emanano.

17-agosto-2011: San Pedro de Atacama – Geyser del Tatio – Miniera di Chuquicamata – San Pedro de Atacama
Geyser del Tatio

All'alba, verso le 4 del mattino, partenza per la visita del Geyser del Tatio da non perdere (4300 mt. Slm.), una zona geotermale di origine vulcanica. L' altitudine e le basse temperature danno origine al fenomeno dei geysers, maggiormente visibile nelle prime ore del mattino, è davvero freddissimo: il termometro segna 13 gradi sotto lo zero. Nella prima luce dell'alba circondati dalle alte colonne di vapore che fuoriesce dai geyser ci sentiamo proiettati un luogo magico e se non fosse per la temperatura potrebbe anche essere l'inferno.

Quando il sole è già alto ripartiamo alla volta del pueblo di Caspana interessante e di Chiu Chiu interessante, dove nella pubblica piazza assistiamo ad una lezione di ginnastica per i ragazzi della scuola locale, nell'attesa di visitare la miniera di Chuquicamata da vedere, la miniera di rame a cielo aperto più grande del mondo. Si trova a sedici chilometri da Calama nel deserto dell’Atacama. L’impressionante voragine a forma ellittica è lunga 4,5 km, larga 2.5 km e profonda 1000m. Fino a poco tempo fa, è stata il principale fornitore mondiale di rame con una produzione di 630.000 tonnellate all’anno ed è grazie ad essa se il Cile è il più grande produttore di rame del mondo.

Dopo una meritata doccia esploriamo la cittadina di San Pedro, le strade non sono asfaltate c’è solo terra battuta, i mulinelli di polvere ci accompagnano mentre vaghiamo alla ricerca di un ristorante per la cena che ci ispiri. Tutte le case sono costruite in adobe (un impasto di argilla, sabbia e paglia essiccata al sole) o ricoperte di questo materiale.

18-agosto-2011: San Pedro de Atacama – Laguna Collpa – Laguna Morejon – San Antonio de Lipez
Lipez

Ripartiamo con i nostri fuoristrada ripassando dalla laguna Verde che rivediamo volentieri con un po’ meno vento e ritorniamo anche alla laguna Collpa che ci sembra molto diversa con la luce del giorno. Ed eccoci alla laguna Morejon, il paesaggio è molto suggestivo, qui la montagna si colora di rossi, bruni, verdi, gialli, marroni, viola e neri e davanti lo sconfinato orizzonte: siamo nel Sud Lipez da non perdere, una delle zone più inospitali della terra. La densità di popolazione è di soli 0,5 abitanti per chilometro quadrato, le condizioni atmosferiche ai limiti della resistenza umana, si è costantemente sopra i 4000 metri d'altitudine. Il percorso e più che mai difficile. Scendiamo e saliamo per impressionanti pendii sfidando le leggi di gravità.

19-agosto-2011: S.Antonio de Lipez – Chilcobija – Tupiza
Lipez

Oggi è una giornata di trasferimento dobbiamo fare tanti chilometri prima di arrivare a Tupiza. Il vento non concede tregua e i fuoristrada procedono ad una certa distanza l'uno dall'altro per evitare la scia di polvere di quello che lo precede. Sostiamo per il pranzo a Chilcobija, ma è impossibile mangiare all'aperto per via del vento, perciò ci rifugiamo in una specie di mensa dove la nostra cuoca può agevolemnte servirci il pasto. Prima di arrivare a Tupiza una delle jeep ha dei problemi al motore, ma i nostri prodi autisti dopo avere armeggiato per alcune ore con la testa infilata nel cofano riescono a condurci a destinazione. Ci ricongiungiamo con grandi abbracci al nostro amico (e la sua compagna) rimasto a La Paz per il mal di montagna.

20-agosto-2011: Tupiza – Quebradas – Tupiza
Quebradas

Gran parte del fascino di Tupiza da non perdere risiede nei paesaggi che la circondano, panorami selvaggi, letti di fiumi riarsi e cactus rigogliosi che sembra di essere piombati di colpo sul set di un film western e non ci stupiremmo se all'improvviso vedessimo sbucare da dietro le rocce un cowboy al galoppo, siamo nelle Quebradas in un alternarsi di formazioni rocciose multicolori, fiumi, valli, gole e canyon.

21-agosto-2011: Tupiza – Potosì
Potosì

In sei ore di autobus raggiungiamo Potosí da non perdere, una volta chiamata "il tesoro del mondo e l'invidia dei re", la città che con i suoi 4090 metri è la più alta del mondo e un tempo era anche la più grande del Sudamerica. La domina la mole del Cerro Rico, la montagna d'argento dove milioni di indigeni sono morti per estrarre il prezioso minerale che ha fatto grande l'Europa e dove ancora oggi i loro discendenti lavorano con metodi primitivi masticando coca per non sentire la fame e la fatica.

22-agosto-2011: Potosì – Cerro Rico – Laguna Tarapaya – Potosì

Oggi visiteremo con una guida locale la miniera del Cerro Rico da vedere, muniti di adeguati pantaloni, casacca, stivali di gomma e caschetto di protezione con tanto di torcia frontale. Già a pochi metri dall’entrata veniamo assaliti dalla polvere che rende quasi impossibile la respirazione. Man mano che scendiamo la temperatura si alza rapidamente, il caldo diventa insopportabile e l'ossigeno diminuisce, ci sembra di scendere agli inferi.

Ci inoltriamo nei cunicoli, alcuni talmente stretti da doverli attraversare carponi, incontriamo alcuni minatori che lavorano a torso nudo ai quali offriamo bibite e foglie di coca.

La miniera è un luogo sacro, i minatori venerano due divinità: la Pachamama (madre terra) e El Tio (il signore del sottosuolo, compagno della Pachamama). Entrambe le divinità vanno onorate. La Pachamama viene festeggiata una volta all’anno con una festa che si svolge sotto terra, mentre El Tio viene onorato tutti i giorni con doni (foglie di coca, sigarette e alcol) presso i fantocci, eretti lungo gli angusti corridoi della miniera in prossimità dei punti dove sono state rinvenute grosse quantità di minerali.

Nel pomeriggio andiamo a fare il bagno nelle calde acque della laguna Tarapaya interessante sacra agli Inca nota anche con il nome di Ojo del Inca.

23-agosto-2011: Potosì – Sucre
Sucre

Arriviamo a Sucre da non perdere, quella che si dice essere la più bella città della Bolivia, ma per noi in questo momento ha un altro significato, ovvero che siamo scesi a quota 2700 metri! Dopo quasi due settimane passate oscillando tra i 3800 e i 4100 metri, dove dopo quattro scalini hai il fiatone manco avessi corso una maratona, ogni birra martella la testa come fossero due damigiane di vino e durante la notte ci svegliavamo quasi ogni ora... beh finalmente possiamo rilassarci!

24-agosto-2011: Sucre – Chataquilla – Chauanaca – cratere di Maragua
cratere di Maragua

Dopo aver percorso alcuni chilometri in minibus, raggiungiamo il punto di partenza della nostra escursione che da Chataquila lungo il camino preispanico ci conduce fino a Maragua da non perdere, un piccolo villaggio situato al centro di un cratere naturale di cui si ignora l'origine, dove si sta sviluppando un progetto di turismo comunitario a favore della popolazione locale. È infatti stato costruito un piccolo complesso di capanne, ognuna con due stanze, una toilette, una saletta e la cucina. La struttura è veramente molto confortevole e il paesaggio circostante magnifico.

Facciamo una passeggiata alla Garganta del Diablo prima dell'ascensione al punto panoramico dal quale possiamo goderci il tramonto sul cratere di Maragua.

Il villaggio è privo di elettricità e l'assenza di inquinamento luminoso ci regala lo spettacolo di un incredibile cielo stellato.

25-agosto-2011: Maragua – Potolo – Sucre
Potolo

Visitiamo il paesino di Potolo interessante dove possiamo ammirare i tessuti Jalq'a prodotti dalle donne del paese realizzati con solo due colori: il rosso e il nero. Sulla trama raffigurazioni di animali alcuni appartenenti a specie conosciute: cavalli, tori, ma con alcune parti anatomiche inventate; altri provenienti da mondi sconosciuti alle tessitrici, come ad esempio i leoni; altri ancora del tutto immaginari: passeri con quattro zampe, mammiferi che volano, animali bizzarri con occhi e coda a spirale e lingue a forma di freccia... Viene da chiedersi se Escher non abbia tratto ispirazione da questi manufatti.

26-agosto-2011: Sucre – Santa Cruz

Oggi ci concediamo una sontuosa colazione con cioccolata calda e sacher. Trascorriamo il resto della mattinata facendo shopping e pranziamo al mercato gomito a gomito con la gente del luogo in attesa del bus che ci porterà in aeroporto per volare a Santa Cruz. Appena arrivati in città ci accorgiamo che l'atmosfera è molto diversa, sono sparite le donne con gli abiti tradizionali e i fast food alla maniera occidentale dilagano.

27-agosto-2011: Santa Cruz – Santiago del Cile

La mattina scorre veloce con gli ultimi acquisti di souvenir, poi il pranzo in un fast food e il taxi per l’aeroporto dove ci imbarchiamo per Santiago del Cile. A Santiago arriviamo la sera molto tardi e ci sistemiamo in un ostello.

28-agosto-2011: Santiago del Cile – Madrid
Santiago del Cile

E siamo arrivati all'ultimo giorno di viaggio nel quale ci concediamo una parentesi nella pulita e ordinata Santiago da vedere, gironzoliamo per la spaziosa plaza de Armas, poi un salto al mercado central e la salita al Cerro Santa Lucia fino al mirador dal quale si gode una splendida vista sulla città circondata dalle montagne innevate.

29-agosto-2011: Madrid – Roma/Milano

Fra poche torneremo in Italia mentre ci scorrono davanti agli occhi le vivide immagini di questo viaggio duro ma intenso che rimarrà a lungo nella nostra memoria.

Foto

Mali

Bolivia

La Bolivia è uno dei paesi più affascinanti, autentici, ricchi di tradizioni e con maggiore biodiversità dell’America Latina, ma anche uno dei meno conosciuti. Grazie alla sua posizione geografica ai tropici, con altitudini che vanno dai 300 agli oltre 6000 metri, possiede un'enorme ricchezza naturale cui si somma una cultura indigena viva e vitale, mescolata in un originale sincretismo a quella importata dagli spagnoli. Non mancano importanti vestigia archeologiche come quelle di Tiahuanaco, testimonianza di una grande civiltà panandina e preziose città coloniali dell'auge dell'argento.

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Video

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Bolivia e Cile

Un paese remoto di cui si parla poco e in genere solo per la coca o per l'instabilità politica, escluso dalle rotte del turismo tradizionale anche a causa della sua difficile geografia, priva di sbocco al mare e chiusa fra le cordigliere andine e la vegetazione esuberante dell'Amazzonia: una sorta di Tibet sudamericano. Al di là degli stereotipi che poco hanno a che vedere con la sua realtà ricca e complessa, la Bolivia rimane uno dei paesi più sicuri dell'America Latina. La nostra stagione estiva è l'ideale per visitarla e ci si muove con relativa facilità grazie ai costi accessibili, alla lingua comprensibile e allo scarso affollamento turistico, anche se è necessario un po' di spirito d'adattamento, ma questo forse concorre al suo fascino di questa terra cui la Pachamama ha regalato alcuni fra i paesaggi più straordinari del pianeta.

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Risorse

Un oceano a 4000 mt. (Rivista ANM)

Un dipinto di emozioni (Rivista ANM)

Un viaggio in Bolivia e molto di più (Rivista ANM)

Le vene aperte del Potosì (Rivista ANM)

Salares da sogno (Rivista ANM)

Ciao La Paz (Rivista ANM)

Vagabondi sull'altopiano andino (Rivista ANM)

Destinazione Paradiso (Rivista ANM)